Ancora dati che confermano che le banche praticano usura.

 

Secondo un’indagine del Dipartimento Anti Usura, il 99% dei conti correnti è irregolare e il 94,8% dei prestiti presenta tassi usurai. E le PMI, già frustrate da una crisi senza precedenti, rischiano di dover chiudere per colpe non loroattenzioneIl vostro conto corrente? Al 99% presenta delle irregolarità. Il tema non è nuovo ), ma la pubblicazione di nuovi dati relativi , certifica senza possibilità di smentita che le pratiche svolte dalle banche sono, nella quasi totalità dei casi, irregolari. Non c’è soltanto il problema dei conti correnti, infatti, che vengono spesso caricati di spese non dovute, ma c’è il problema, assai più grave, dell’usura. Secondo uno studio pubblicato dal Dipartimento Anti Usura, che metteva a confronto i dati pubblicati il mese scorso con le evidenze emerse , la situazione è, se possibile, ancora peggiore di quanto si credesse: se a livello nazionale la percentuale di prestiti concessi con tassi che, con le spese accessorie, superano la soglia dell’usura è al 71%, in Toscana si passa al 94,8%. Una percentuale da far impallidire, mentre il governo e il Parlamento preferiscono scannarsi su questioni di lana caprina. Ancora: ogni 100 euro pagati alla banca per “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito” (citazione testuale della legge 108/96) un’alta percentuale non era dovuta. Il dato è confermato a livello nazionale.

 

Chi è maggiormente esposto al rischio di ricevere prestiti con tassi da usura? Secondo il rapporto del Dipartimento Anti Usura, sono le piccole imprese a gestione familiare, magari prive di quelle malizie che potrebbero permettere loro di evitare di finire in un vortice che può rivelarsi drammatico. Anche perché, in un momento in cui la crisi continua a farsi sentire e in cui i fatturati scendono, doversi preoccupare anche di tassi elevatissimi diventa una montagna insormontabile. Le aziende maggiormente colpite sono quelle artigianali, turistiche e agricole che rappresentano il tessuto produttivo italiano e che rischiano di sparire progressivamente. E soprattutto, se il calcolo degli interessi venisse fatto nella modalità corretta, quasi l’80% delle imprese potrebbe ritrovarsi una “piacevole sorpresa”: avrebbe maggiore capitale a disposizione e, di conseguenza, non rischierebbe di chiudere.

 

foto bancaInsomma, se da un lato bisogna riconoscere che le banche italiane hanno saputo reggere meglio delle altre le temperie della crisi, non dovendo ricorrere ad aiuti di Stato al contrario di quanto avvenuto negli altri paesi europei, è altrettanto vero che un istituto di credito che non fa il proprio mestiere – cioè concedere prestiti – e, quando lo fa, applica interessi fuori dai parametri imposti dalla legge, non solo non merita nessun applauso, ma va pesantemente sanzionato. C’è davvero la voglia di cambiare e di “rottamare” il vecchio rapporto con le banche?

 

 

(lo staff)

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