Legge di stabilità, Renzi diminuisce le tasse? No, le aumenta di 10 miliardi!

Altro che abbassare le tasse! La nuova legge di stabilità aumenta le tasse di 9-10 miliardi riducendole solo nell’immediato. Pesantissime misure infatti sono previste per il biennio 2017-2018 e comporteranno un rastrellamento di 32 miliardi. Impietosi i commenti degli economisti e degli statisti.

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“La legge di stabilità vale 27 miliardi di balle”, stavolta è proprio il caso di dirlo. Te la vendono come una manovra “snella” che abbassa le tasse a tutti. Sì, ma solo il primo anno. Perchè dal secondo anno in poi scatta l’aumento di 32 miliardi. Più o meno, bisognere analizzare questa riforma partendo dalle strategie di marketing, perchè è di questo che un aziendalista come Renzi s’intende. Più precisamente il modello è quello delle offerte di telefonia: “passa a questo gestore e risparmierai il 50% sulla tua bolletta telefonica per i primi 12 mesi!”. “Wow, fantastico, lo faccio subito!”. E dal trecicesimo invece cosa succede? Succede che sono previste pesantissime clausole di salvaguardia che comporteranno un ulteriore manovra aumentata di ben 8 miliardi. Per giunta, si dovrà mettere in conto anche il deficit provocato dalla manovra 2016. Mica male, no? Adesso cerchiamo di capire perchè accade questo.

VENIAMO ALLA MANOVRA

La nuova legge di Stabilità entro cui è contenuta una manovra di 27 miliardi è il nuovo orgoglio di Renzi e del Partito Democratico che ancora si vanta di aver cambiato la Costituzione seppur con un fare definito da molti: “autoritario”. Ma cosa comporta davvero questa nuova legge di stabilità? A chi giova? Ed è davvero priva di rischi collaterali? E, soprattutto, davvero Renzi è riuscito nella sua magia di “abbassare le tasse”?

La manovra che, va detto, è nettamente inferiore rispetto alle precedenti che non erano quasi mai inferiori ai 37 miliardi (e spesso superavano anche i 40 miliardi n.d.r.), si racchiude nella cifra psicologica inferiore ai 30 e comporterà un bonus alle famiglie di 200-300 euro l’anno. Un impatto significativo nella vita del comune cittadino, bisogna riconoscerlo, ma l’impatto, proporzionalmente, non sarà mai tanto grande come quello che avranno le fasce più alte che non pagano più l’Imu o la Tasi e che avranno un risparmio quasi sempre superiore ai 2000 euro l’anno. Motivo, quest’ultimo, che ha già cagionato numerosissime critiche nei confronti del PD che risponde: “Abbiamo già potuto constatare in passato che aggredire i ricchi non risolve il problema della povertà, ragion per cui ci sembrava più interessante lavorare per abbassare le tasse a tutti”.

I DETTAGLI

Prima-tabella-legge-di-stabilita-renzi.jpg La foto che vi proponiamo è tratta dal quotidiano Next e si rifà alle infografiche della CGIA di Mestre pubblicati da Repubblica. Per le famiglie e il ceto medio il risparmio è di circa 30 euro al mese, mentre per le partite Iva il risparmio può andare dai 100 ai 200 euro al mese arrivando dunque, nella stragrande maggioranza dei casi, ad un risparmio medio superiore ai 2000 euro annui.

C’è una misura per tutti: le famiglie apprezzeranno tantissimo l’abolizione della Tasi e dell’Imu sulla prima casa, le imprese invece esultano per il super-ammortamento sui nuovi macchinari. Bankitalia inoltre accresce l’enfasi del governo per questa manovra affermando che l’abolizione dell’imi e della Tasi “potrebbe avere effetti circoscritti sui consumi”.

Come scrive Repubblica infatti “il guadagno annuo varia da 180 euro per il pensionato di 72 anni, modesta casa di proprietà e reddito lordo da 12 mila euro. Ai 337 euro di una statale che ne guadagna 22 mila e vive in una casa, sempre di proprietà, ma un poco più grande. Il professionista che dichiara 140 mila euro l’anno e vive in villa di 16 vani, 479 metri quadri, può invece già pensare a una vacanza extra da 2.821 euro”.

 

 

I PUNTI CRITICI

Repubblica non fa menzione purtroppo del vero problema che attiene questa riforma e che invece sottolinea il sociologo esperto di statistica Luca Ricolfi nel suo editoriale sul Sole 24 Ore. Il nuovo pasticcino uscito fuori dalle cucine di Renzi lascia “sostanzialmente invariata” la pressione fiscale perché “le promesse cancellazioni e riduzioni, come il mancato aumento dell’Iva” rimandato a data da definire si basano su “32 miliardi di aumenti pianificati” (previsti per il biennio 2017-2018, n.d.r).  In totale ci sono 9-10 miliardi di tasse in più, sottolinea ricolmi che aggiunge “Se qualcosa di sorprendente c’è in questa manovra è la sua incapacità di ridurre il prelievo nonostante l’ampio ricorso al deficit, misericordiosamente denominato flessibilità Ue”.Seconda-tabella-legge-di-stabilita-renzi.jpg

Dopo aver ribadito che massicci aumenti di tasse sono evitati solo “chiedendo all’Europa di lasciarci continuare a rimandare il pareggio di bilancio“, Ricolfi individua poi la “linea di politica economica non dichiarata” che ispira la legge: “Alleggerire la pressione fiscale sui produttori, spostandola sulla collettività, senza modificare sostanzialmente l’ammontare del prelievo complessivo”.

Ma non è tutto: sono previsti Tagli a Regioni e Comuni e , questi ultimi, semmai sono i primi che non riescono a digerire la manovra. Il taglio dell’Imu infatti crea problemi di amministrazione locale su cui i Sindaci si sono già espressi.

Poi c’è la questione del canone Rai in Bolletta che eviterà evasione, però garantirà anche un doppio o triplo pagamento perché, per l’appunto, il canone verrà inserito nella bolletta di fornitura di energia elettrica. In compenso verrà ridotto a 100 euro.

PERCHè QUESTA RIFORMA?
Una riforma, quella della legge di stabilità che finisce quindi per diventare simpatica a tutti gli italiani, suscitando la rabbia di quei partiti che ne avevano fatto un baluardo del programma elettorale per 20 anni. Forza Italia e tutti i partiti di destra hanno rivendicato il fatto che “il PD copia quanto ripetutamente proposto dalla destra italiana”. Ed in effetti, invidie e amarezze a parte, questa è una riforma che puzza un po’ di campagna elettorale. Si tratta di tagli sistemici, organizzati in modo sapiente in modo che le gioie di una misura sanassero le ferite dell’altra. E così, se da una parte Renzi abbassa le tasse, dall’altra taglia anche 13 miliardi alla Sanità, per giunta con un metodo giudicato da più parti “ricattatorio” nei confronti dei medici e che ha scatenato l’ira in rete al punto che è stata aperta anche una petizione da Ilfalsoquotidiano.it che in 3 giorni ha raccolte oltre 10,500 firme di italiani.
FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE CONTRO I TAGLI ALLA SANITà 

LA VERITA’ SUI REALI BENEFICI
Come già sottolineato, Renzi ha saputo vendere la legge di stabilità alla stampa e al popolo italiano con uno smalto invidiabile. A questo punto l’opinione pubblica non ha sentito il bisogno di guardare malinconicamente ai partiti di destra. Tuttavia è pur vero che questa riforma, così come tutte le altre riforme fatte in precedenza, non hanno mai tenuto conto del fatto che, qualsiasi taglio, va fatto nell’ottica di una riorganizzazione sistemica della propria economia interna ed estera e della ristrutturazione di alcuni settori, come quello primario, secondario e terziario. Renzi ha introdotto effettivamente degli sgravi fiscali alle imprese anche se al Sud ha destinato solamente 7 miliardi al punto che, la settimana scorsa, i giovani industriali riunitisi a Capri hanno accusato Renzi “di aver fatto troppo poco per il Mezzogiorno”.

E così c’è chi rompe l’incantesimo: “Questa è una riforma a deficit”. Già, ma cosa significa “a deficit”? In buona sostanza questi tagli, finiranno per incrementare ancor di più il debito pubblico. A quest’accusa, decisamente fondata, si aggiunge il giudizio tranchant dell’ex Premier, il bocconcino Mario Monti (che a sua volta decise di adottare manovre “lacrime e sangue”, n.d.r.), il quale afferma che si tratta di una manovra perfetta per guadagnare il consenso degli elettori perché “ognuno può calcolare esattamente quanto pagherà in meno” ma finisce per “assecondare gli imprenditori” e, proprio domenica 18 ottobre Il Sole 24 Ore scrive che “la ex finanziaria sposta le tasse dalle aziende alla collettività”.
Interviene per l’occasione anche un ex rettore della Bocconi, Guido Tabellini che insiste sugli stessi punti sollevati da Monti: “le decisioni difficili sulle coperture sono rimandate al futuro”. Effettivamente sono previste pesantissime clausole di salvaguardia come l’aumento dell’Iva e accise che scatteranno nel 2017 che comporteranno una manovra più pensate da 36 miliardi nel biennio 2017-2018.

E quindi il risparmio dov’è? Fondamentalmente da nessuna parte. O meglio, come sottolineato anche da Tabellini, il risparmio vero e proprio “si riduce a 4 miliardi” a fronte dei tagli alle regioni e gli impopolarissimi 13 miliardi di taglio alla Sanità.
Per fare tutto questo Renzi, ha chiesto l’aumento della flessibilità dello 0.1% a Bruxelles che glielo ha concesso, il che significa che l’Europa per adesso chiude un occhio, gli fa fare quello che vuole e ci da appuntamento alla prossima puntata. Complessivamente però, fanno notare gli economisti, “gli obiettivi di disavanzo e rientro dal debito saranno mancati”.

Tuttavia, riesce facile capire quanto qualsiasi manovra, sia quelle previste da Monti, sia l’ultima proposta da Renzi, non avrebbero mai sanato il debito pubblico giacché l’Italia non ha sovranità monetaria. Il debito pubblico infatti è destinato a crescere su base esponenziale ed è il fattore fondante dell’economia europea e americana. Un fattore che prima o poi eliminerà anche la sovranità politica assoggettando i popoli in una grande confederazione di stati. Perchè ciò avvenga è necessario gettare le basi attraverso una manovra finanziaria che guardi al lungo termine come quella elaborata da Renzi, ma anche attraverso un conflitto militare come quello che stiamo vivendo.

TAGLI ALLE TASSE PER LA PROPAGANDA ELETTORALE
E’ in questo quadro più vasto che va analizzata la pianificazione economica proposta dal governo. Monti ha descritto con parole poco generose la manovra renziana e ha detto: “comprare il voto degli elettori di oggi con i soldi dei cittadini di domani“. E’ raro ascoltare parole così sagge da un tecnico come Mario Monti che mai come questa volta ha ragione.

Significa che l’incantesimo durerà poco, giusto il tempo di vincere anche le prossime elezioni e condurre l’Italia in un quadro politico e geopolitico importante come quello degli Statu Uniti d’Europa impegnati comunque in uno dei più grandi conflitti internazionali dall’ultima guerra mondiale, argomento questo di cui ancora non si parla abbastanza. Ma torniamo alla legge di stabilità. L’accusa non del tutto velata è che
A quel punto, è presumibile che qualche ritocchino verrà fatto e verrà poi presentato come un piccolo intervento estetico senza effetti collaterali. Renzi si sa, è maestro in queste cose.

Fonte: Il Falso Quotidiano

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