USURA, OVVERO “L’INTERESSE” DELLE BANCHE

 

In un periodo storico come questo, dove le persone non ce la fanno economicamente e, sempre in maggior numero, si rivolgono alle banche per avere un prestito, lo stesso credito elargito diviene oggetto di discussione perché potrebbe essere stato concesso con interessi da usurai.

L’usura bancaria è una fattispecie normativa introdotta dall’articolo 644 del Codice Penale, riformulata dalla Legge n. 108 del 7 marzo 1996, che ha apportato profonde innovazioni e modifiche in materia di usura nell’ordinamento giuridico italiano.

La Legge 108/96 parla chiaro e, a proposito di usura, all’articolo 1 afferma che “Chiunque, (….) si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni. Alla stessa pena soggiace chi (….) procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario”.

L’ambito di applicazione è stato ampliato dal legislatore che, oltre all’elemento soggettivo preesistente, ha inserito anche quello oggettivo. Tradotto, non è riconosciuta come reato unicamente la situazione in cui qualcuno “per bisogno” abbia apportato benefici a se o agli altri, bensì la norma opera ogni qual volta venga superato il così detto tasso soglia di usura posto in essere dall’articolo 2 della predetta Legge. Per quanto riguarda l’usura bancaria, la giurisprudenza ha allargato gli orizzonti punitivi di tale reato, intendendo delineare il discrimine tra lecito ed illecito nell’erogazione del credito.

Per la determinazione del tasso d’interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo, e delle spese, escluse quelle d’imposte e tasse collegate all’erogazione del debito. In Italia è stabilito un limite relativo, in quanto riferito al Tasso Effettivo Medio che viene rilevato ogni tre mesi dalla Banca d’Italia, che è una società per azioni le cui quote appartengono in percentuali diverse all’INPS, ad alcune assicurazioni e agli istituti di credito. Quindi questi ultimi, dispensatori di finanziamenti, mutui e quant’altro, sono gli stessi azionisti che controllano la Banca d’Italia, la quale determina il tasso limite d’usura che non dovrebbe essere superato dagli istituti di credito stessi!

La Banca d’Italia, che i più pensano essere un istituto di diritto pubblico in quanto banca centrale della Repubblica Italiana, controlla la regolarità dei tassi imposti nelle operazioni bancarie, riguardanti la concessione dei crediti dei suoi stessi azionisti, le banche. Ma ricordiamo che le banche sono istituti privati

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Le incongruenze dettate dalla gestione finanziaria della Banca d’Italia, che lascia intendere un conflitto d’interesse di natura kafkiana, sono oggi lapalissiane come anche in passato quando il professor Auriti, famoso giurista, saggista e politico italiano, denunciò la Banca d’Italia per falso in bilancio, associazione a delinquere, istigazione al suicidio, usura e truffa ai danni del popolo italiano. Egli, in una famosa intervista sostenne che “ci troviamo in un regime di usura. Il Governatore della Banca Centrale batte moneta con un costo del denaro del duecento per cento. Perché ci presta il dovuto, quindi distrugge il cento per cento di un credito, e carica l’altrettanto cento per cento di debito. Questo non è solamente usura. È truffa” .

Sottigliezze da giurista o lecito dubbio che qualcosa nel sistema bancario non andava e, a questo punto, non va tutt’ora come dovrebbe?

Il discorso “usura” e il suo collegamento con la Banca d’Italia sono argomenti scottanti, come sa bene il noto PM di Trani Michele Ruggiero, che a dicembre prossimo porterà in Tribunale vertici e manager di BNL con l’accusa di truffa.

Le contestazioni in questione risalgono al periodo 2008/2011, quando secondo il predetto Sostituto Procuratore Ruggiero, essi avrebbero indotto i funzionari dipendenti delle filiali territoriali della banca a proporre ai clienti un contratto Irs (Interest rate swap) che avrebbe procurato, secondo l’accusa, un “ingiusto profitto” alla banca e perdite per i clienti. Il tutto con la complicità di BankItalia e del Ministero dell’Economia.

Due direttori generali della Banca d’Italia, uno già ministro dell’Economia, e due responsabili della Vigilanza bancaria. Ma anche l’ex presidente di BNL, i vertici passati e presenti di Unicredit, vertici MpS e i numeri uno della Popolare di Bari, il Presidente e l’amministratore delegato. Senza contare molti rappresentanti dei consigli di amministrazioni, tutti accusati di aver creato un sistema di tassi di usura con l’avallo della Banca d’Italia.

Quando parliamo di usura bancaria dobbiamo premettere che tale reato costituisce il mezzo per guadagnare illecitamente milioni di euro che, ovviamente , non sono bruscolini.

Ma in questo scenario finanziariamente apocalittico, l’ipotesi sanzionatoria colpisce sempre la persona fisica, ovvero il direttore di banca che coordina la filiale, il quale rischia da due a dieci anni di reclusione e una multa che va dai 5000 ai 30.000 euro. E’ capitato ad Arezzo, a Pistoia a Trani e a Mestre.

L’incubo delle banche è il riconoscimento al cliente o all’azienda, da parte del giudice, dello status di vittima di usura e, di conseguenza, del rimborso del maltolto.

Ma la banca, intesa come “ente”, non è esposta a nessun pericolo. Un vuoto normativo che sarebbe bene colmare perché non si può punire “l’esecutore” e lasciare immune “il mandante”.

Intanto ai poveri mortali, cittadini in lotta con la crisi e suscettibili al fallimento finanziario, così come molte aziende, non resta che sperare al momento di veder riconosciuti i propri diritti, premendo l’acceleratore sulla giurisprudenza in loro possesso per tentare di non subire più la schiavitù economica rappresentata dall’usura nascosta nei mutui o nei finanziamenti.

E’ l’interesse che “interessa” alle banche le quali, comunque, tentano di “non mollare il malloppo”.

Le persone, come anche le aziende, si aggrappano alla volontà punitiva dei giudici i quali, a seconda del giudizio nel merito, possono decidere che l’usura esiste e che va debellata, ovvero possono “non vedere” il dolo nell’erogazione del credito. Perché capita anche che la medesima situazione processuale ad Asti abbia un riscontro positivo e a Taranto, per esempio, non venga neppure presa in considerazione.

Ma sul discorso usura, che equivale alla pratica secondo cui al prestito elargito sono annessi interessi talmente spropositati da essere illegali, ne vedremo ancora delle belle. D’altronde, come diceva il grande Totò : “E’ la somma che fa il totale!”.

BAGNALASTA Aurora

 

 

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