Anatocismo: decreti ingiuntivi come difendersi

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Opporsi correttamente ad un decreto ingiuntivo,è necessario e fondamentale per la sopravvivenza di se stessi e della propria azienda.

Le banche nel corso degli ultimi decenne hanno spesso approfittato del loro ruolo per vessare i clienti,commettendo illeciti di vario genere,sia con risolti civili che penali.
Oggi a seguito della crisi economica,molte aziende si trovano in stato di difficoltà e spesso sono oggetto di notifica di decreto ingiuntivo ex art. 50 T.U.B.
Difendetevi sempre da un decreto ingiuntivo e fatelo tassativamente entro i termini stabiliti dalla notifica che normalmente sono di 40 gg come previsto dal codice di procedura civile,non lasciatelo mai scadere perchè diventa un atto esecutivo e perdereste qualsiasi possibilità di opporvi.

Sappiate che nel 90% dei casi quello che vi contestano le banche è sbagliato,gonfiato ed illegittimo e ci sono tutti gli strumenti tecnico contabili e legali per difendervi correttamente. Ci sono professionisti molto preparati in materia e hanno l’esperienza e la competenza per fornirvi assistenza,i tempi di solito sono molto stretti e non sempre sono sufficienti ad operare correttamente,quindi la prima cosa da fare e rivolgersi a chi di dovere per richiedere le strategie possibili e la documentazione necessaria.

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Per entrare nel merito dei vostri rapporti bancari di conto corrente,dovete sapere che oltre l’usura della quale ultimamente si sente spesso parlare,che è estremamente diffusa proprio nel contratto di conto corrente bancario ci sono altri illeciti di tipo civile che riguardano le varie pattuizioni fra cui la capitalizzazione periodica,l’anatocismo e le commissioni di massimo scoperto e le spese di vario genere che spesso vengono arbitrariamente applicate.

Ricordatevi,che le banche hanno l’obbligo quando notificano un decreto ingiuntivo,di provare,depositando ed esibendo l’estratto conto,che il credito è vero e liquido,inoltre devono provare che tutte le somme richieste sono state realmente erogate.

La somma delle partite che hanno generato il saldo contabile formano il debito che la banca v’ingiunge di pagare,e proprio queste partite saranno l ‘oggetto della verifiche tecnico contabile,l’azione sarà rivolta al ricalcolo e al riconteggio di tutte poste che sono state indebitamente conteggiate.

La nuova normativa,tutela il correntista che ha diritto a ricevere l’estratto di conto corrente integrale,tale operazione è finalizzata a far si che la banca fornisca tutta la documentazione occorrente per la verifica e l’eventuale conteggio delle poste indebitamente applicate.

Infatti solo con la ricostruzione del conto partendo da “zero” è possibile distinguere come è stato svolto il calcolo della capitalizzazione periodica quali sono i numeri capitale reale prestito effettuato dalla banca e quali sono i numeri interesse/spese competenze bancarie.

Anche l’estratto conto corrente bancario alla luce della nuovo giurisprudenza in materia ha perso valore probatorio,ai fini del decreto ingiuntivo,in quanto i contenuti dello stesso decreto,contengono voci e costi che di fatto non erano applicabili e che hanno contribuito nel tempo a determinare importi non dovuti e quindi l’importo non è cero non è liquido e di fatto non esigibile.

Il rapporto oggetto di contestazione andrà completamente ricalcolato,espungendo tutte quelle voci che capitalizzate hanno generato importi che non potevano e non dovevano nel tempo essere applicati.

In ultimo si consideri che i decreti ingiuntivi emessi dalle banche,dove certe volte chiedono importi di centinaia di migliaia di euro ma alla fine,costretti al ricalcolo delle competenze,azzerano il debito e restituiscono notevoli importi alle aziende che che avevano vessato in precedenza.

Se si ha la possibilità,non bisogna attendere che ci venga notificato un decreto ingiuntivo,ma anticipare le banche e citarle in giudizio per farci restituire ciò che ci hanno indebitamente addebitato.

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(lo staff)

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