Usura: respingono le accuse e direttore di banca non risponde al giudice

Interrogatori dopo l’operazione “Aqueanius”:il responsabile della Bpp di Guagnano si è avvalso della facoltà prevista dall’ordinamento,cosi come un altro dei sette arrestati.
Ma raccontiamo i fatti e vediamo come si è svolta la vicenda.

Ha scelto la via del silenzio,avvalendosi della facoltà di non rispondere Luigi Albanese,nativo di Casarano,uno degli insospettabili arrestati nell’ambito di questa operazione denominata “Aqueanius”,da un antica famiglia che potrebbe aver dato origine la paese di Guagnano.

Quella di Albanese,finito agli arresti domiciliari,eseguito dai carabinieri del comando provinciale di Lecce,su richiesta del sostituto procuratore,un altro degli arrestati,Ciro Iaia,ha deciso di non rispondere alle domande del giudice.Si tratta,è bene ricordarlo,di una strategia e di una scelta difensiva finalizzata,con ogni probabilità,alla lettura degli atti d’inchiesta e al possibile ricorso al Tribunale del riesame.

Dinanzi al Gip sono comparsi un panettiere,il gestore di un bar e un altra persona.I tre hanno respinto le accuse a loro contestate,fornendo risposte e precisazione dettagliate alle domande. Gli individui sottoposti al provvedimento,sono accusati a vario titolo di usura,estorsione e attività finanziaria abusiva,per aver messo su un giro di affari nella zona del nord del Salento,tra Salice e Salentino e ,appunto,Guagnano,con tassi del 10% mensile. Tra gli arrestati,come detto,figura anche un direttore di banca che in concorso con altri avrebbe,in più occasioni, concesso in prestito somme di denaro,ottenendo in cambio interessi usurari,regali e favori. Tutti imprenditori della zona,due degli arrestati rispondono anche dell’aggravante del metodo mafioso,avendo fatto riferimento a individui criminali,ritenuti vicini agli ambienti della Sacra corona unita,al fine di costringere le vittime a onorare debiti usurari contratti,pena pesanti ritorsioni personali.

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Il funzionario,in particolare,sarebbe intervenuto per ritardare alcune operazioni bancarie,o per favorirne altre a favore dei clienti in difficoltà. In cambio,ha ricevuto regali e favori di vario genere da parte degli imprenditori in questione.Il tutto è stato posto sotto sequestro,il bancario avrebbe agevolato il canale privato dei prestiti,suggerendo come soluzione a coloro che non avevano concesso il credito.

Il prestito veniva,di solito,concesso tramite assegno postdatato,con scadenza 30 giorni. La somma,però,veniva già in maniera preventiva decurtata dal tasso di interesse. Ma i contanti che l’imprenditore era tenuto a corrispondere,rimanevano gli stessi.
La cosiddetta usura a fermo,come il comandante dei Carabinieri ha avuto modo di spiegare.Quando il prestito non era saldato per tempo,veniva erogato un altro importo,con scadenza più lunga,come 60 giorni,creando però un circolo vizioso e una spirale dalla quale le vittime non erano più in grado di uscire.

A dare il via alle indagini,nel febbraio 2012,la denuncia sporta da un titolare di una concessionaria,hanno consentito di individuare l’esistenza di una piccola,ma ben organizzata compagine,dedita al mercato del credito a strozzo,che traeva la propria linfa dalle crescenti criticità economiche di piccoli imprenditori,con difficoltà ad accedere al credito.Dopo i primi riscontri,si sono aggiunte altre denunce,sempre da parte di coraggiosi imprenditori,che hanno contribuito a chiarire il quadro socio-economico di riferimento e a chiarire le condotte criminali.

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(lo staff)

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