MUTUO

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Come abbiamo annunciato la settimana scorsa,finiremo di approfondire l ‘argomento del mutuo e tutti i suoi aspetti. Questa mattina parleremo dell’estinzione anticipata,dei decreti e assicurazioni.

Anche se potrebbe apparire in un certo senso illogico, ed anche se la materia è discussa, la richiesta di estinzione anticipata del mutuo da parte del mutuatario è considerata inadempimento, poiché dalla cessazione del rapporto dipende un mancato titolo del mutuante a richiedere interessi per la residua parte di tempo di durata del mutuo originariamente prevista: per comprendere meglio questo meccanismo, potrebbe essere utile un esempio. Se, si ponga, in un mutuo originariamente previsto per una durata di 10 anni, il mutuatario richiede di saldare il suo debito dopo (diciamo) 7 anni, egli dovrà corrispondere al mutuante l’intero capitale residuo e gli interessi già venuti a maturazione; il contratto, però, stabiliva che il mutuante dovesse continuare a percepire interessi sul denaro prestato per altri tre anni.

Il mutuatario perciò (nell’ottica del contratto) non consente al mutuante di percepire gli interessi sul previsto impiego del capitale per gli anni restanti; in questo consisterebbe l’inadempimento, poiché egli si era obbligato a pagare il prestito ottenuto con un prezzo (interessi) stabilito in base alla durata del rapporto e per questo numericamente assommante ad un dato importo.

L’argomento, spinoso quanto pochi in materia, è in pratica interpretato come azione che danneggia il mutuante in termini di lucro cessante; è fonte di dibattuta dialettica l’obiezione che il mutuante, tipicamente una banca, nel momento in cui delibera la concessione del mutuo, a sua volta si garantisce la provvista di denaro necessaria per l’operazione calcolandola con riferimento alla durata prevista e dunque prevedendo costi ed accantonamenti (oltre che suoi propri ammortamenti) in funzione di tale operazione, come dimostrerebbe la dettagliata previsione di un piano di ammortamento.

A tale obiezione si ribatte che, soprattutto nel caso decisamente prevalente che la concessione di mutui sia oggetto proprio dell’attività d’impresa del mutuante, l’anticipata estinzione debba considerarsi a tutto titolo elemento del rischio di impresa, e dunque materia che non dovrebbe poter riguardare (e riverberarsi su) un mutuatario che intenda per etica (per certi aspetti socialmente considerati lodevoli) o per vantaggio risolvere al più presto una situazione debitoria; che di questo rischio d’impresa il mutuante sia ben al corrente sin dal principio, tanto da non potersi conferire all’estinzione anticipata carattere di eccezionalità, ma che anzi questa sia considerata uno dei possibili esiti del rapporto, sarebbe dimostrato dalla ordinaria presenza di apposite previsioni contrattuali sullo sconto.

A bilanciamento di tale imprevista variazione, in guisa di penale, il mutuatario è infatti tenuto a corrispondere al mutuante un importo detto “sconto”, già previsto nel contratto di mutuo ed in genere riferito ad una percentuale (in media dallo zero al 4%) sull’ammontare degli interessi previsti per il periodo compreso fra l’anticipata estinzione e l’originariamente prevista scadenza del mutuo. In genere i mutui a tasso variabile prevedono una commissione molto più bassa di quelli a tasso fisso. La causa di questa differenza è legata al tipo di provvista che deve fare la banca.

Il secondo decreto Bersani ha vietato l’applicazione di penali o oneri di alcun tipo per anticipata estinzione parziale o totale dei mutui. I clienti possono scegliere di vendere l’immobile ipotecato ed estinguere il mutuo, pagando il debito residuo.

Il mutuatario può decidere per l’estinzione parziale. Senza alcun onere o penale, può decidere di versare una somma, eccedente la normale rata annua, in conto capitale: questa parziale estinzione va a ridurre il debito residuo, e la banca è tenuta a ricalcolare la rata di conseguenza, in base allo stesso schema di pagamento (interesse al tasso capitale pattuito alla stipula del mutuo, durata, rata, tipologia di tasso). Quindi l’anticipata estinzione va a ridurre l’importo della rata, a parità di numero di rate da pagare.

Le clausole contrattuali che prevedano una penale o diversi oneri per l’anticipata estinzione, sono nulle per i mutui accesi dopo l’entrata in vigore del decreto, restano in vigore per i contratti stipulati in data antecedente.[1].

La legge finanziaria del 2008 (legge n. 244 del 24 dicembre 2007) ha stabilito che tale diritto permane anche in caso di accollo del mutuo. Il diritto all’estinzione anticipata sussiste anche se in precedenza il mutuo era in carico a soggetti che non avevano i requisiti richiesti: soggetto privato e finalità di acquisto di un’abitazione.

L’anticipata estinzione parziale non obbliga l’istituto di credito ad abbreviare la durata del mutuo. Il cliente potrebbe utilizzare le somme versate alla banca per ottenere una rata più bassa senza cambiare la durata, oppure, a parità di rata, abbreviare la durata del mutuo. Questa seconda opzione richiede di stipulare un nuovo mutuo e delle spese accessorie.

Il citato Decreto Bersani ha semplificato oneri e procedure per l’avvio di un mutuo con un istituto di credito che offre condizioni migliori al cliente.

La facoltà di surroga del mutuo su volontà del debitore era un diritto previsto all’art. 1202 del codice civile. Il Decreto Bersani ha introdotto una serie di procedure e norme volte a garantirne un’effettiva applicazione.
Per evitare dubbi interpretativi, prevede che sia nulla ogni pattuizione che ostacoli in qualche modo l’esercizio di questo diritto legittimo.
Il Decreto fiscale del 6 luglio 2009, art. 2, comma 3 ha introdotto una penale per le banca che non perfeziona la surroga entro 30 giorni dalla richiesta. La banca è sanzionata nella misura dell’1% del valore del mutuo per ogni mese di ritardo. La banca originaria viene considerata sempre responsabile anche se quest’ultima ha la facoltà di rivalersi sulla banca cessionaria (nuova banca).

La Bersani-bis introduce una novità per l’esercizio della surrogazione: la portabilità dell’ipoteca. In precedenza, era necessario cancellare l’ipoteca e, estinto il vecchio mutuo, iscrivere una nuova ipoteca con l’istituto di credito subentrante.

In base alle nuove regole, anziché cancellare l’ipoteca, nei Registri Immobiliari il notaio effettua un cambio di attore, indicando il nome del nuovo creditore con una nota a margine della vecchia ipoteca.

Secondo la legge finanziaria del 2008, le spese di nuova istruttoria e perizia e ogni altro onere sono a carico della banca subentrante, fatto salvo l’onorario notarile.[2]

In base al citato decreto Bersani, la banca non può operare un’autosurroga, per stipulare un mutuo a nuove condizioni. La surroga è finalizzata alla portabilità dell’ipoteca, e vale soltanto fra istituti differenti.
Tuttavia, se il cliente chiede una surroga, la banca può proporre una rinegoziazione e cambiare le condizioni contrattuali in modo più favorevole al cliente, con il consenso scritto di entrambe le parti.

Se si modifica il contratto col proprio istituto di credito, non si tratta di surroga, ma di rinegoziazione. La rinegoziazione quindi non riguarda solo l’applicazione del Decreto Tremonti per l’allungamento della durata, ma la ridefinizione di un qualunque aspetto del piano di ammortamento: durata, rata, interesse, spread, tipo di tasso.

La surroga e il confronto di preventivi di altre banche è anche un’opportunità per ottenere una rinegoziazione e condizioni migliorative dal propri istituto di credito.

La surroga avviene tramite una semplice procedura interbancaria formalizzata dall’ABI. La nuova banca invia a quella di origine una richiesta di surroga, senza specificare la filiale dove il cliente ha il conto corrente e paga il mutuo. La banca dovrà indicare il debito residuo e una quietanza di pagamento a favore del cliente.

Di fatto, la surroga si conclude con mezzi esterni alla procedura ABI (telefono, e-mail, ecc.) perché la procedura non consente di indicare il CAB della filiale della nuova banca e della vecchia, e di scambiarsi tutte le informazioni necessarie. Perciò, la filiale deve essere contattata quanto meno per decidere data e persona incaricata per recarsi dal notaio, una prima stima del debito residuo, i tempi per il calcolo “ufficiale” e quelli per la stesura della minuta di mutuo da parte del nuovo istituto.

Non essendo obbligatoria per legge nessuna polizza sul bene ipotecato, nemmeno quella contro incendio e scoppio, la Bersani II nulla precisa in merito alla gestione delle coperture assicurative in caso di surroga. Spesso, la banca obbliga il cliente a stipulare l’assicurazione con una società del proprio gruppo, e pagare nuovamente, laddove la surroga dovrebbe essere completamente priva di costi per il cliente.

Secondo il codice delle assicurazioni, il cliente ha diritto a disdettare qualsiasi polizza poliennale con preavviso di 60 giorni, senza il quale il contratto è tacitamente rinnovato per l’anno corrente, e chiedere il rimborso, entro 60 giorni dalla disdetta e secondo le modalità da questi indicate, degli anni di premio pagati e non goduti. Tale periodo decorre come minimo dal quinto anno, non potendo per il codice civile la polizza essere vincolata al rimborso di più di 5 anni.

Per le assicurazioni sul bene ipotecato, come quella contro incendio e scoppio, la banca subentrante può accettare un cambio di vincolo della polizza a proprio favore. In questo modo, cambiando il beneficiario, chi richiede la surroga non deve pagare nuovamente tutte le coperture assicurative.
Se, invece, la banca subentrante o il cliente scelgono di stipulare nuove polizze con altre compagnie assicurative, il cliente deve inviare disdetta alla vecchia compagnia e chiedere il rimborso entro 60 giorni degli anni di premio non goduti mediante assegno postale o accredito in conto presso la vecchia banca, fornendo il numero identificativo della polizza, eventualmente copia per conoscenza all’ISVAP e alla banca cedente.

iene 3

Uno dei primi provvedimenti del IV governo Berlusconi è stato un decreto del ministro Tremonti che, per i mutui a tasso variabile, su richiesta del mutuatario, ha obbligato il mutuante a prolungare la durata del prestito, mantenendo costante la rata.

Si tratta di una dilazione onerosa di pagamento, per la quale la banca concede una maggiore durata del prestito e guadagna una quota interessi e un montante maggiori. il provvedimento ha una particolare utilità nei casi in cui la rata abbia già raggiunto un livello insostenibile per il reddito del mutuatario, a rischio di insolvenza.

La differenza del debito finisce in un conto accessorio, che il cliente inizia a pagare solamente dopo aver estinto il mutuo, al quale la banca applicherà l’Eurirs a 10 anni e uno spread massimo dello 0.5. La legge non specifica se l’interesse debba applicarsi al solo debito residuo, cosa ovvia nella prassi bancaria. Ciò ha data luogo all’applicazione anche agli interessi passivi già versati, alla pratica nota come anatocismo.

La legge non indica nemmeno quante volte la banca debba concedere la rinegoziazione. Alcuni istituti concedono di prolungare la durata del mutuo per una sola volta per tutta la sua durata.

In questo modo, viene evitato uno dei rischi che ha portato alla crisi dei mutui subprime americani. Con il prolungamento della rata si evita che un rialzo dei tassi di interesse porti la rata dei mutui a tasso variabile a un livello non più sostenibile per le famiglie, all’insolvenza e conseguenti pignoramenti.

Se il mutuatario difficilmente ottiene una modifica delle condizioni contrattuali e prima del 2007 doveva corrispondere una penale per l’estinzione anticipata, il mutuante ha facoltà di rescindere unilateralmente il contratto in qualunque momento, se chi riceve il finanziamento viene meno ad una delle obbligazioni previste nella clausola risolutiva o in altre parti del contratto.

La Finanziaria del 2008, come detto, ha abolito le penali per estinzione anticipata del mutuo, su richiesta del mutuatario.

Possono avere luogo, tuttavia, penali nel momento in cui il mutuatario è inadempiente davanti a legittime nuove obbligazioni richieste dalla banca, come la risoluzione espressa del contratto o la richiesta di reintegro delle garanzie.

La clausola risolutiva espressa limita tale facoltà per specifiche obbligazioni, e non è applicabile per circostanze generiche.

La specificità non significa soggettività della circostanza, ovvero che l’inosservanza dell’obbligazione debba dipendere esclusivamente da un comportamento non corretto del mutuatario, ed abbia dunque la caratteristica di prevedibilità. Un motivo di risoluzione, ad esempio, può essere un mancato reintegro delle garanzie, per lui non prevedibile, per il mutuatario, in cui il mutuatario non soddisfa le richieste della banca.

La rescissione comporta la restituzione in tempi rapidi dell’intero debito, con gli interessi previsti ed un eventuale penale.

La cancellazione dell’ipoteca è un atto notarile, dai costi paragonabili a quelli dell’iscrizione.

In base al Decreto Bersani, quando è estinto il debito residuo con la banca, l’istituto è obbligato a darne comunicazione alla locale Agenzia del Territorio, che procede d’ufficio e gratuitamente alla cancellazione, senza oneri per il mutuatario.

In caso di ipoteca perenta, la comunicazione della banca, viene respinta dall’Agenzia del Territorio. Conseguentemente, il cliente deve necessariamente rivolgersi direttamente al notaio per la cancellazione.

La maggior parte dei mutui è concessa con vincolo di destinazione, ovvero deve essere espressamente specificato per quali scopi verrà utilizzato il denaro preso a prestito, cosa si acquisterà con esso.

I mutui per l’acquisto della prima o seconda casa costituiscono la maggior parte dei mutui concessi dalle banche. L’ammontare del capitale erogato non può superare un importo il cui rimborso annuale sia in genere il 30% del reddito del nucleo familiare (salario e altre entrate) del richiedente; in pratica, se la famiglia del mutuatario ha un reddito annuo di 100, non può prendere mutui che le costino più di 30 all’anno per i rimborsi (somma dei pagamenti nell’anno), e dunque l’importo del capitale massimo erogabile si calcola a partire dall’importo della rata di rimborso.

Inoltre, l’importo massimo erogabile è condizionato al valore del bene prestato in garanzia: da qualche anno, una certa deregulation del mercato consente di registrare offerte di mutui che arrivano a coprire il 100% del valore di perizia dell’immobile[3], determinato da un esperto di estimo incaricato dalla banca. La perizia eseguita a questi fini, pur se formalmente tesa a individuare “il più probabile valore venale in comune commercio” del bene, deve tener conto dell’aspetto prospettico della sua eventuale utilità, poiché in ragione della cospicua durata del mutuo e della possibile modificazione nel tempo degli equilibri fra i molti parametri da prendere in esame, essa deve ponderatamente restituire un valore di garanzia sostanziale in favore dell’ente erogante, tale che nell’ipotetica necessità di esitazione alla vendita forzata del bene, che potrebbe accadere in un imprecisato momento del rapporto, si disponga di un valore stabilmente tenutosi realistico. Ciò determina in genere una differenza fra l’importo di perizia ed il valore commerciale effettivo del bene, detraendosi da questo valori che rendano ragione dei rischi di deperimento tecnico-fisico e delle eventuali modificazioni del mercato di riferimento.

Il mutuante in genere appone dei correttivi di sicurezza ai valori di perizia, in modo da ulteriormente affinare il rapporto fra rischio (capitale erogato) e garanzia (beni ipotecati); questi dipendono da molti parametri e sono calcolati anche con algoritmi statistici.

La concessione del mutuo è in genere subordinata alla disponibilità di un reddito stabile ed attendibile, ad esempio un contratto di lavoro a tempo indeterminato (stipulato da almeno 4 anni) o di altri redditi stabili (per il lavoro autonomo, si fa luogo a ragionata analisi degli ultimi fatturati).

Stanti alcune condizioni personali soggettive tipiche della categoria, si registra invece una sempre maggior difficoltà di ottenimento di mutui da parte dei lavoratori pensionati; questa tendenza, che riguarda un numero crescente di istituti e rischia di elevarsi a regola, viene talvolta giustificata con freddi e sgradevolissimi argomenti – asseritamente desunti dalla statistica – sull’aspettativa di vita. Si sostiene – quando non smentito – che ovviamente sia più facile che un mutuatario pensionato possa morire in corso di contratto, originando problematiche successorie nelle quali la banca non troverebbe economicamente vantaggioso ingerirsi. Da altri si ribatte invece che tale tendenza manifesterebbe una previsione di abbattimento del potere d’acquisto dei pensionati, con effetti sulla puntualità o sul completamento dei rimborsi e possibili implicazioni legate a possibili condizioni di difficoltà degli anziani (ad esempio, per necessità sanitarie). In ogni caso, questo limite è visto dalla maggioranza degli osservatori come fortemente penalizzante e discriminatorio nei confronti dei pensionati.

Esistono mutui a rata fissa con interess cup, ovvero a tasso variabile entro un massimo interesse che è intorno al 4%. in altri Paesi d’Europa sono diffusi mutui misti, a tasso variabile i primi 5-10 anni, in cui è più attendibile una previsione sui tassi; rinegoziabili a tasso fisso prestabilito oppure a tasso variabile per il periodo successivo.

I tassi di riferimento a livello europeo nell’erogazione dei mutui sono l’Eurirs o Irs (Interest rate swap) per i mutui a tasso fisso e l’Euribor per quelli a tasso variabile, per il valore calcolato il giorno della firma del contratto.

L’allineamento dei tassi di riferimento alla media europea, la standardizzazione dei metodi di calcolo di rate e interessi, e delle clausole relative ai mutui bancari, da alcune organizzazioni di tutela dei consumatori e da alcuni movimenti politici sono stati ritenuti prova dell’esistenza di un supposto cartello bancario e di un’assenza di concorrenza nel settore, piuttosto che di un mercato efficiente con una totale simmetria informativa e condivisione delle informazioni rilevanti.

L’interesse applicato ai mutui per la casa è in genere superiore al rendimento di un investimento come quello in titoli di Stato; la comparazione è consentita dalla analoga caratteristica del rischio basso o nullo, essendo l’ipoteca su bene immobile e durevole (spesso lo stesso bene nel quale il mutuatario direttamente va ad abitare) una tutela del creditore congrua per quantità e valore.

I mutui a tasso variabile consistono nell’erogazione di un prestito ad un interesse prefissato che varia nel tempo e viene ricalcolato rispetto ad un indice di riferimento (esempio Euribor) più un certo guadagno percentuale (mark-up per l’istituto di credito, il tasso può variare di alcuni multipli e il contratti tipicamente non prevedono un interesse massimo applicabile.

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(lo staff)

CESSIONE DEL QUINTO

CESSIONE 1

Questa mattina parliamo e spieghiamo la cessione più temuta,in questo periodo,dagli italiani..la cessione del quinto dello stipendio.

La cessione del quinto dello stipendio è una particolare tipologia di prestito personale previsto in Italia, da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o salario fino al quinto dell’ammontare dell’emolumento valutato al netto di ritenute.

L’espressione cessione del quinto di stipendio deriva dal fatto che l’importo massimo della rata di rimborso del prestito non può superare il valore di 1/5 (cioè il 20%) dello stipendio mensile netto continuativo, inoltre la durata massima consentita è di 120 mesi e la minima abitualmente non è inferiore ai 24 mesi.
Il termine massimo della durata non può eccedere comunque il termine del rapporto di lavoro e il pensionamento, tranne che per i dipendenti ministeriali, i quali possono decidere se estinguere il debito o traslarlo sulla pensione.
Oggi è possibile l’accesso alla cessione anche da parte dei pensionati ed in questo caso la scadenza non può eccedere il 90º anno di età, anche se oggi nella prassi le compagnie di assicurazione limitano il rischio assumendo prodotti con un massimo di 85 anni. Tuttavia alcuni gruppi bancari, facendo ricorso al fondo previdenziale INPDAP riescono ad arrivare fino ad un massimo di 95 anni di età.

La legge prevede che, al momento della stipula del contratto con la società finanziaria, si stipuli anche una assicurazione sui rischi vita ed impiego. Nel caso di “rischio impiego” l’assicurazione interviene, ma ha diritto di rivalsa nei confronti del debitore, nei limiti del TFR (Trattamento di fine rapporto) fino a quel momento maturato: tale cifra, accantonata dall’azienda in un apposito fondo, resta quindi indisponibile per il mutuatario che accede al finanziamento; si tratta quindi di un’assicurazione a vantaggio della finanziaria. Nel caso di “rischio vita”, l’assicurazione interviene senza vantare diritto di rivalsa nei confronti degli eredi.

Chi può contrarre il prestito

Come previsto dall’ultima versione del D.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 (come aggiornato dalla legge 14 maggio 2005 n. 80) questa tipologia di prestito è destinata a tutte le categorie di lavoratori dipendenti, sia dello Stato e del comparto para-statale (come specificamente previsto dal testo originale del provvedimento legislativo) che delle aziende private (come definitivamente sancito dagli aggiornamenti previsti dalla legge 80/2005). Nella stessa legge 80/2005 è stata estesa la possibilità di cedere parte della propria retribuzione anche ai pensionati di tutti gli enti previdenziali.

Possono contrarre la richiesta anche i dipendenti delle aziende private, ma la banca o l’ente finanziario si riserva la possibilità di valutare le garanzie. Le aziende vengono valutate per il capitale sociale, il numero di dipendenti e soprattutto si guarda se in passato hanno autorizzato altri contratti di cessioni ai propri dipendenti. Quest’ultima verifica dimostra se l’azienda è precisa nei pagamenti.
Può succedere che nel tempo alcune aziende private che prima sono valutate positivamente perdano la possibilità di concedere ai propri dipendenti la trattenuta, perché dalle banche risultano poco gradite.

CESSIONE 2

Chi può erogare il prestito

Il DPR 180/1950 individua i soggetti autorizzati ad erogare il prestito all’articolo 15:

« Sono ammessi a concedere prestiti agli impiegati e salariati dello Stato ed ai personali di cui agli articoli 9 e 10, verso cessione di quote di stipendio o salario, soltanto gli istituti di credito e di previdenza costituiti fra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni, l’Istituto nazionale delle assicurazioni, le società di assicurazione legalmente esercenti, gli istituti e le società esercenti il credito escluse quelle costituite in nome collettivo e in accomandita semplice, le casse di risparmio ed i monti di credito su pegno. »
Tale previsione deve essere letta alla luce della disciplina di settore prevista dal d.lgs 1º settembre 1993 n. 385 (testo unico bancario) che identifica nelle banche e negli intermediari finanziari iscritti presso apposito elenco dell’Ufficio italiano cambi (UIC) gli unici soggetti abilitati ad erogare finanziamenti sotto ogni forma. Tuttavia dal 1 gennaio 2008 l’Ufficio Italiano Cambi è stato soppresso e le sue funzioni sono esercitate dalla Banca d’Italia, che succede in tutti i diritti e rapporti giuridici di cui l’UIC è titolare (d.lgs. 21 novembre 2007 n. 231).

L’attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo internazionale verrà svolta, in piena autonomia e indipendenza, dall’unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d’Italia.
Le altre funzioni istituzionali dell’Ufficio saranno svolte dalle corrispondenti strutture della Banca d’Italia e le relative informazioni saranno disponibili nelle sezioni del sito stesso che trattano le rispettive materie.

Di fatto una persona che desidera contrarre un prestito con cessione del quinto di stipendio, dovrà rivolgersi ad un mediatore creditizio iscritta all’apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia.
Compito del mediatore creditizio sarà quello di fare da interfaccia tra il cliente e le banche o le società di intermediazione finanziaria di cui sopra. Il compenso del mediatore creditizio viene pagato da queste ultime. È fatto espresso divieto al mediatore creditizio di chiedere compensi in denaro al cedente.
Altra figura è l’agente in attività finanziaria che ha un’area di manovra maggiore del mediatore creditizio con compiti più vasti anche questa figura è inserita nell’albo della Banca D’Italia “Agenti in attività finanziaria”.

Per entrambe le figure si necessita anche dell’iscrizione all’albo ISVAP alla sezione E, dato che una componente fondamentale nei contratti di cessione del quinto sono le polizze assicurative. Nulla vieta di rivolgersi per la richiesta del finanziamento anche direttamente all’intermediario finanziario.

La particolarità di questa soluzione di finanziamento è che il rimborso avviene con trattenuta della rata direttamente in busta paga.
Tale peculiarità fa sì che il rischio di insolvenza volontaria del debitore venga abbattuto fortemente, visto che, una volta dato il proprio consenso alla trattenuta in busta paga, il cedente non può più revocare il pagamento. Da ciò deriva anche che, in virtù della forma tecnica del prodotto, è previsto il coinvolgimento del datore di lavoro nell’estinzione del finanziamento quale condizione fondamentale per l’erogazione del prestito.
In buona sostanza sarà il datore di lavoro a pagare la rata alla Banca trattenendo contestualmente l’importo dalla busta paga del proprio dipendente.

Il datore di lavoro è obbligato ad accettare una richiesta di cessione del quinto da parte di un dipendente.

La sottoscrizione del contratto lo vincola a due precisi obblighi:

a trattenere la rata indicata nel contratto dalla busta paga del dipendente e a versarla alla Banca erogante il prestito. Questo obbligo persiste per tutta la durata del piano di ammortamento ma solo se c’è una busta paga su cui addebitare la rata. In caso di cessazione o sospensione della busta paga per qualsivoglia motivo (dimissioni, licenziamento, aspettativa ecc.) il datore di lavoro è legittimato a interrompere il pagamento della rata. Il datore di lavoro non è mai responsabile del corretto pagamento del prestito ma viene semplicemente incaricato del pagamento della rata;
in caso di dimissioni o licenziamento dovrà trattenere ogni somma maturata dal dipendente presso l’azienda e versare tale somma alla banca erogante. Questa la utilizzerà per estinguere totalmente o parzialmente il debito residuo. È il caso, principalmente, della liquidazione maturata, ma anche di ogni altra somma maturata al momento della comunicazione delle dimissioni/licenziamento: ultimo stipendio, tredicesima, ferie non godute ecc.
Nessun altro obbligo è previsto per il datore di lavoro.

Come qualsiasi prodotto finanziario estinguibile secondo la formula della rateizzazione, elementi finanziari principali di tale operazione sono:

la rata la cui entità viene determinata entro una soglia massima pari al quinto dello stipendio percepito dal debitore. Tale importo, una volta determinato contrattualmente, resta fisso durante l’intero piano di ammortamento, non essendo prevista dal legislatore la possibilità di variarla durante l’estinzione del prestito, a meno che non si tratti di rinnovo ante termine (per il quale, in ogni caso, debbono comunque essere trascorsi almeno i 2/5 del periodo di ammortamento, ossia il 40%);
si precisa che il rinnovo ante termine è possibile anche prima dei 2/5 se rinegoziamo il finanziamento di cessione passando da una durata di 60 mesi ad una a 120 mesi per una sola volta.
periodicità delle rate di rimborso, previste dal legislatore con cadenza mensile;
la durata del finanziamento, stabilita entro un massimo di dieci anni (120 mensilità), compatibilmente con la data di pensionamento anche se dipendenti ministeriali hanno la facoltà di trasferire il finanziamento sulla pensione e talvolta anche alcuni pubblici.
il tasso d’interesse (tasso annuo nominale o TAN), previsto fisso dal legislatore per tutta la durata del finanziamento, e la struttura dei costi dell’operazione, sintetizzati dal Tasso annuo effettivo globale (TAEG) che comprende tutti i costi anche i premi assicurativi.

Il D.P.R. 180/1950, che disciplina l’erogazione dei prestiti contro cessione del quinto dello stipendio, prevede l’obbligatorietà della copertura assicurativa a tutela dell’intermediario finanziario che eroga il finanziamento nei casi di morte e di perdita del lavoro.

Proprio perché la legge prevede l’obbligatorietà della copertura assicurativa, nella cessione del quinto sono le assicurazioni che in definitiva stabiliscono i criteri per assumere il rischio o meno delle pratiche per tipologia di cliente. I dipendenti statali hanno più facilità nell’accedere a questo tipo di finanziamento in quanto meno “rischiosi” per le assicurazioni e istituti di credito.

Naturalmente per i pensionati c’è solo la copertura rischio vita, in Caso di Morte del cliente l’assicurazione estingue il debito residuo.

Un nostro consiglio è,comunque,di fare sempre molta attenzione ai tassi proposti,di informarsi bene sulle agevolazioni e sul piano di ammortamento,nonche sul contratto di finanziamento che andrete a stipulare.
Per non rischiare di cadere nell’ usura più nera, e ritrovarvi con interessi di mora che vi possano strangolare.

CESSIONE 6

(lo staff)

USURA BANCARIA:NOZIONI

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Non ci stancheremo mai di parlare di usura bancaria e di come tutelarci.Ma soprattutto di spiegare ai nostri lettori che cosa è esattamente.

L’usura bancaria è una fattispecie normativa introdotta dall’art 644 del codice penale italiano ed è stata riformulata dalla legge n.108 del 7 marzo 1996,che ha apportato profonde innovazioni e modifiche in materia di usura nell’ordinamento giuridico dell’Italia.

La norma ha ridefinito il quadro complessivo descritto dalla fattispecie incriminatrice affiancando ai parametri puramente soggettivi,previsti dalla vecchia formulazione,nuovi parametri cosiddetti oggettivi.
L’intervento del legislatore,ha contribuito ad ampliare,in maniera notevole,l’ambito di applicazione del reato di usura,e conseguentemente l’area di tutela offerta dalla norma,che non è più relegata ad operare esclusivamente nei casi in cui sussista lo stato di bisogno del quale taluno abbia approfittato conseguendo vantaggi per se o per altri,ma opera anche ogni qual volta il limite posto dall’art 2 della stessa l. 108/96 venga superato.

Pertanto,quella che era una norma destinata ad offrire tutela in casi estremi,nell’ambito dei quali l’usura costituiva,nella pratica,l’anello di una catena di fattispecie delittuose spesse complesse e in più gravi,grazie all’intervento legislativo del 1996,ha acquisito una diversa rilevanza.
Il legislatore,ha infatti,inteso delineare un importante ed oggettivo discrimine tra lecito e illecito nel settore dell’erogazione del credito.

Prima dell’introduzione della nuova norma,modalità e termini relativi all’erogazione del credito ed il costo del denaro erano rimessi alla volontà delle parti:ovviamente la parte contrattualmente più forte era nella situazione di poter dettare termini e condizioni in maniera arbitraria,stante l’assenza di regole,sanzioni e conseguenti responsabilità.
Con tale libertà di mercato,in assenza di regole,era frequente,possibile e legale,che l’erogatore del credito addebitasse costi elevati al cliente e pertanto la L. 108/96 ha colmato una lacuna normativa.

La norma è volta a sanzionare la condotta di chi,a fronte di operazioni di erogazione del credito,applichi “commissioni,remunerazioni a qualsiasi titolo e spese,escluse quelle per le imposte e tasse,collegate all’erogazione del credito” superiori al limite determinato dall’art 2 della L. 108/96,il principale ambito di operatività della disciplina è costituito dai conti correnti,dai mutui e da altre operazioni di finanziamento e credito.

usura 2

L’usura in conto corrente è determinata dai costi addebitati al correntista,connessi alle operazioni di erogazione del credito,ai sensi dell’art 1,comma 3,L 108/96

Per la determinazione del tasso d’interesse usurario si tiene conto,delle commissioni,remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese,escluse quelle per imposte e tasse,collegate all’erogazione del credito.

Il costo del denaro deve,dunque,essere contenuto entro il limite del Tasso soglia d’usura,determinato dal Legislatore.con il Teg rilevato trimestralmente dalla Banca D’italia,e pubblicato trimestralmente sulla Gazzetta Ufficiale,aumentato del 50%
Per la determinazione sono necessari,oltre al tasso d’interesse effettivamente applicato,dati tra i quali alcune informazioni inerenti a costi immediatamente rilevabili,ma deducibili tramite calcoli matematici come gli interessi generati dall’applicazione della valuta,gli interessi generati dall’anatocismo,gli interessi generati dall’addebito della Commissione di Massimo scoperto ed anche le spese.

In seguito alla riforma operata dalla L. 108/96,ed all’abbattimento dei tassi di interesse negli anni successivi,si creava una situazione per cui i mutui contratti prima del 1996 sarebbero diventati usurari.Inoltre,i tassi di interesse in essi previsti,in seguito alla riforma avrebbero superato il tasso soglia usura,e conseguentemente l’usurarietà del mutuo avrebbe consentito al mutuatario di invocare l’applicazione dell’art 1815,comma 2 C.C:
Se sono convenuti interessi usurari,la clausola è nulla e non sono dovuti interessi

Inoltre,tale circostanza avrebbe consentito al mutuatario di chiedere ed ottenere la restituzione di quanto versato in eccedenza.

Per evitare gravi ripercussioni nel sistema bancario e creditizio italiano,si ritenne opportuno varare il D.L. n.394/2000,successivamente convertito nella legge n. 24/2001,noto,ai più, come Decreto Salva Banche.
Tale norma è intervenuta ad arginare la situazione che si sarebbe potuta creare a seguito dell’applicazione della L. 108/96,mediante la previsione dell’art 1,comma 1 L. 24/2001,il quale dispone che:

Ai fini dell’applicazione dell’art 644 c.p. e dell’art 1815,secondo comma c.c. si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti,a qualunque titolo,indipendentemente dal loro pagamento.

Tuttavia,al fine di non pregiudicare i diritti dell’utenza creditizia mediante tale disposizione proprio in considerazione dell’inaspettata caduta dei tassi di interesse verificatesi in Europa e in Italia,il legislatore stabili un Tasso di sostituzione,fissato per l’8% per i mutui sulla prima casa fino a 150 milioni di lire,a favore di tutti coloro i quali avevano stipulato un mutuo a tasso fisso prima dell’aprile 1997.

Nel 2011 è stato emanato un Decreto attuativo detto Decreto Sviluppo:è stato constatato che finora le banche erano soggette ad un limite sui tassi di interesse che potevano applicare al mutuo;il cliente poteva,nel caso avesse riscontrato un possibile tasso d’usura,rescindere il contratto,anche se da tempo,gli istituti di credito non accettavano molto volentieri questo vincolo ritenendolo leonino.
Ora per effetto del decreto sviluppo questo limite è stato innalzato.In sintesi cambia il metodo per il calcolo del tasso di usura,prevedendo che la soglia venga definita del 25% il tasso medio rilevato con l’aggiunta di un ulteriore 4%,Inoltre,la norma fissa un differenziale massimo tra tasso soglia e tasso medio pari all’8%.

USURA BANCARIA

(lo staff)

IL TEOREMA SULL’USURA BANCARIA

banca

Le banche hanno applicato interessi usurari a tutti i clienti in rosso attraverso il sofisticato meccanismo della maliziosa interpretazione di una circolare della Banca d’Italia la quale,unico caso al mondo,è completamente privata,di proprietà delle stesse banche che dovrebbe controllare.
Dapprima applicando la Commissione di massimo scoperto non soltanto sulla parte immobilizzata del fido concesso,ma anche sulla parte effettivamente utilizzata dal cliente,determinando cosi per la banca una duplice remunerazione ed il superamento del tasso soglia.
Un malloppo,calcolando solo gli ultimi 10 anni,da 400 miliardi di euro,pari ad 800 mila miliardi di vecchie lire.

La Commissione di massimo scoperto,va calcolata o sull’intera somma messa a disposizione dalla banca,ovvero sulla somma rimasta disponibile in quel dato momento e non utilizzata dal cliente.
La banca,infatti,nel momento in cui assume l’obbligo di tenere a disposizione del cliente una determinata somma di denaro,ad esempio cinquata mila euro,per un tempo determinato,destina quella determinata somma a quell’utente per la durata dell’affidamento,a prescindere della sa effettiva utilizzazione,poichè deve tenerla a disposizione di quel cliente.
La natura della csm,come storicamente ed originariamente disegnata,impone quindi che la banca percepisca una commissione sull’intera somma affidata,anche nel caso che il cliente non utilizzi alcuna delle somme messe a sua disposizione dall’istituto di credito.Questo è ciò che ribadisce anche la Banca d Italia nelle proprie circolari.
Nell’ipotesi che il cliente,invece,utilizzi solo in parte la somma affidata,la banca dovrebbe percepire un interesse corrispettivo per la somma utilizzata una commissione di massimo scoperto per la residua somma chiaramente fatto proprio dalla S.C. di Cassazione Civ.,n 870/06 la quale definisce la csm come”la remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma”.
Le banche però,contrariamente alla sua natura ed alla definizione che ne fa la Suprema Corte,hanno dapprima calcolato le csm sull’intera somma utilizzata nel periodo,poi l’hanno esclusa dalle spese collegate alla effettiva erogazione del credito.

ECCO COME HANNO FATTO E COME SI DIFENDONO

La ratio della normativa sull’usura,anche a seguito delle modifiche apportate all’art.644 c.p. dalla L. 108/96,è stata quella di impedire che surrettiziamente si possa realizzare una “usura lecita” attraverso una maliziosa disciplina contrattuale.
Per tale motivo è stata sancito che TEG vadano ricompensi tutti i costi e le spese,ad eccezione delle sole imposte e tasse.
Le banche però,hanno assunto come parametro per la determinazione del costo del denaro le Istruzioni della Banca d’Italia emesse per la rivelazione del TAEG che contrastano solo apparentemente con la lettera dell’art 644 comma 4 c.p. e con l’art 2 comma della legge 108/96.Queste istruzioni escludono dalla determinazione del tasso di interesse numerosi costi. Tra questi vi sono oltre alle imposte e tasse:le spese legali e assimilate,gli interessi di mora e oneri assimilabili,gli addebiti per tenuta conto e per il servizio incassi e per i servizi accessori,le spese per assicurazioni,la commissioni di massimo scoperto.
Dette istruzioni della Banca D’Italia,in effetti,sono dettate esclusivamente da evidente esigenze statistiche di rivelazioni di dati scaturenti dall’obbligato esame di classi e categorie non omogenee di costo,non essendo possibile,in quanto assolutamente soggettivo,il rilievo di alcune voci di costo che,appunto,Bankitalia ha provveduto a ricomprendere nell’aumento del 50% del TEG.

Ora,è evidente che bella determinazione del tasso effettivo globale delle banche,non possono applicarsi gli stessi criteri di calcolo dettati dalla Banca d’Italia nelle sue istruzioni alle banche,poichè detti criteri trovano giustificazioni,come detto,unicamente nelle esigenze statistiche di rivelazione omogenea,che non possono tenere conto anche di dati ed elementi di costo estremamente soggettivi e di non facile rivelazione.
Nella determinazione del tasso soglia applicato dalla banche si dovrà,dunque,tenere conto di tutte le commissioni,nessuna esclusa,remunerazioni a qualsiasi titolo e spese,nessuna esclusa.

Ma esaminiamo in dettaglio il ruolo istituzionale della Banca d’Italia e del Ministero del Tesoro,nella rivelazione del TAEG e del taso soglia.
La circolare della banca d’italia emanata come “istruzione per la rivelazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura”,consta di due sezioni;la sezione prima reca “istruzioni pere la segnalazione”;la sezione seconda “le modalità tecnico-operative per l’inoltro dell’informazione”
La Banca d’italia non è intervenuta per dettare sue norma riguardo alla metodologia di calcolo del TEG da parte delle singole banche.

Il dettato dell’art 2 della legge 108/96 prevede : “1.il Ministero del Tesoro,sentiti la banca d italia e l’ufficio italiano del cambi,rivela trimestralmente il tasso effettivo globale medio comprensivo di commissioni,di remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese,escluse quelle per imposte e tasse,riferito ad anno,degli interessi praticati dalle banche e dagli imprenditori finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio Italiano del Cambi e della Banca d’Italia.”
La Banca d’Italia,come detto,a tal punto,emana le sue istruzioni sulla rivelazione dei tassi praticati.E’ indiscutibile che il dettaglio legislativo appena riportato non sia stata pienamente rispettato,ed è altrettanto indiscutibile che la media cosi rivelata viene aumentata della metà,diventando cosi il limite previsto dal 3 comma dell’art 644 del c.p. oltre il quale gli interessi sono sempre usurari.
In altri termini la banca d’italia ha scelto,per ragioni evidentemente pratiche,di sintesi e statistiche,un metodo di raccolta dei dati ed in tal modo ha ritenuto di adempiere al disposto dell’art 2 della legge 108/96.

Tale operazione però,sebbene condotta in maniera discutibilissima,non può mutare i termini per la determinazione del TEG stabiliti dell’art 1 della 108/96.
Invece le banche,interpretando a loro favore detta circolare,si difendono davanti alle Procure italiane affermando che la Banca d’italia ha emesso proprie istruzioni indicando le spese non collegate al costo del denaro,che non vengono quindi calcolate agli effetti dell’usura.

cassazione

E’ pacifico che l art 644 c.p. detta delle perentorie indicazioni sul calcolo del tasso soglia che devono essere rispettate:pena,l’evidente e indiscutibile violazione della legge.
Le banche,non non contemplando nel calcolo del TEG tutte le spese collegate all’erogazione del credito,commettono un reato penale.
La Banca d’Italia infatti non ha la veste ne la funzione di interferire in tale ambito e difatti l’art.2 della citata legge non gliela conferisce.

Non vi è alcuna norma che attribuisca alla banca d ‘italia poteri di intervento ne sulle metodologie di calcolo ne sulla discriminazione degli elementi da includere o escludere nella determinazione del Teg delle banche previsto dall’art 644 del c.p..
La funzione della Banca d Italia,in questo ambito,è quella di rilevare i tassi medi;il dovere degli istituti erogatori di credito è quella di modulare le proprie richieste alla clientela entro i limiti previsti dalla legge 108/96 riferiti alla media dei tassi pubblicati,pena il reato di usura.
In definitiva la banca,nelle sue istruzioni,ha riportata l’art 644 c.p per il calcolo del tasso,che deve tenere conto delle commissioni,remunerazioni a qualsiasi titolo,e delle spese,escluse quelle imposte e tasse,e collegate all’erogazione del credito. Successivamente in apparente contraddizione con quanto sopra indicato dichiara di non tener conto della cms e delle altre spese,ma solo per la rivelazione ex art 2,perchè non omogenee e pertanto vengono ricomprese nell’aumento del 50% del teg.

Solo una intenzionale distorta interpretazione di tale circolare può portare a non tener conto di varie spese e della csm nella determinazione del tasso applicato dalla banche,integrando cosi una palese violazione del c.p. in materia di usura.
E’ difatti impensabile che la Banca d ‘italia possa avere emanato una circolare in diretto contrasto con una norma del codice penale. Tale violazione può essere riconducibile solo al comportamento doloso degli istituti di credito.Essi difatti hanno posto in essere reati di usura snaturando a proprio beneficio la sopra citata circolare.
Che la csm sia parte integrante del costo del denaro è ormai giurisprudenza consolidata. L azione dolosa delle banche emerge senza ombra di dubbio nel fatto che detta maliziosa interpretazione non si riduce ad un fatto isolato,ne può parlarsi di errore,in quanto appare un comportamento diffuso su tutto il territorio,posto in essere dalle banche in maniera costante,almeno dal 1997 ad oggi.

Tutto ciò è ancora più vero se si considera che la csm,dal 1997 al 2004 era obbligatoria,mentre tutti gli altri tassi di interesse diminuivano in maniera vertiginosa. Nei vari procedimenti penali aperti per usura bancaria,i diversi rappresentati delle banche hanno adottato la tattica di addebitarsi reciprocamente le responsabilità,facendo rimbalzare da soggetti gerarchicamente differenti: il presidente ha addebitato responsabilità al dg;quest ultimi ai responsabili area marketing,poi ai direttori di filiale. Facendo da ultimo credere che il vero responsabile dell’applicazione dei tassi sia stato il computer.

Nei giorni scorsi il GUP di Ascoli Piceno ha disposto un approfondimento per rintracciare quale fosse l’entità dei poteri decisori in materia di tassi e condizioni alla clientela in capo ai Presidenti delle banche.
In questo modo,si spera,sarà cosi possibile accertare chi effettivamente ha dato l’ordine di impostare il programma dei computer.

Affinche non si ripeta ciò che è accaduto nei mesi scorsi a Palmi,dove il Tribunale ha assolto gli indagati dal reato nei confronti dell’imprenditore per non aver commesso il fatto.
La formula usata nella sentenza di proscioglimento getta comunque gli istituti bancari coinvolti nel fango,il Tribunale ha infatti confermato che l’usura c è stata,ma le indagine svolte dalla Procura non state in grado di individuare i colpevoli,logica vuole,comunque,che ci sia stato qualcuno che ha dato l’ordine di impostare il pc in violazione dell ‘art 644.

Infine sul punto si noti che la csm essendo applicata ogni trimestre,produce un rialzo dal 2 al 4% su tasso annuo applicato e fa incassare alle banche qualcosa come 43 miliardi di euro l’anno. Solo calcolando gli ultimi 10 anni le banche hanno sottratto agli italiani in rosso,di sole commissioni massimo scoperto,oltre 400 miliardi di euro.
Che la problematica esista è reso evidente anche dal fatto che nelle scorse settimane il Governo ha approvato un disegno di legge per eliminare tout court la Commissione di Massimo Scoperto.

tasse 4

(lo staff)

ANATOCISMO: DECRETI INGIUNTIVI COME DIFENDERSI

usura 2

Opporsi correttamente ad un decreto ingiuntivo,è necessario e fondamentale per la sopravvivenza di se stessi e della propria azienda.

Le banche nel corso degli ultimi decenne hanno spesso approfittato del loro ruolo per vessare i clienti,commettendo illeciti di vario genere,sia con risolti civili che penali.
Oggi a seguito della crisi economica,molte aziende si trovano in stato di difficoltà e spesso sono oggetto di notifica di decreto ingiuntivo ex art. 50 T.U.B.
Difendetevi sempre da un decreto ingiuntivo e fatelo tassativamente entro i termini stabiliti dalla notifica che normalmente sono di 40 gg come previsto dal codice di procedura civile,non lasciatelo mai scadere perchè diventa un atto esecutivo e perdereste qualsiasi possibilità di opporvi.

Sappiate che nel 90% dei casi quello che vi contestano le banche è sbagliato,gonfiato ed illegittimo e ci sono tutti gli strumenti tecnico contabili e legali per difendervi correttamente. Ci sono professionisti molto preparati in materia e hanno l’esperienza e la competenza per fornirvi assistenza,i tempi di solito sono molto stretti e non sempre sono sufficienti ad operare correttamente,quindi la prima cosa da fare e rivolgersi a chi di dovere per richiedere le strategie possibili e la documentazione necessaria.

usura 2

Per entrare nel merito dei vostri rapporti bancari di conto corrente,dovete sapere che oltre l’usura della quale ultimamente si sente spesso parlare,che è estremamente diffusa proprio nel contratto di conto corrente bancario ci sono altri illeciti di tipo civile che riguardano le varie pattuizioni fra cui la capitalizzazione periodica,l’anatocismo e le commissioni di massimo scoperto e le spese di vario genere che spesso vengono arbitrariamente applicate.

Ricordatevi,che le banche hanno l’obbligo quando notificano un decreto ingiuntivo,di provare,depositando ed esibendo l’estratto conto,che il credito è vero e liquido,inoltre devono provare che tutte le somme richieste sono state realmente erogate.

La somma delle partite che hanno generato il saldo contabile formano il debito che la banca v’ingiunge di pagare,e proprio queste partite saranno l ‘oggetto della verifiche tecnico contabile,l’azione sarà rivolta al ricalcolo e al riconteggio di tutte poste che sono state indebitamente conteggiate.

La nuova normativa,tutela il correntista che ha diritto a ricevere l’estratto di conto corrente integrale,tale operazione è finalizzata a far si che la banca fornisca tutta la documentazione occorrente per la verifica e l’eventuale conteggio delle poste indebitamente applicate.

Infatti solo con la ricostruzione del conto partendo da “zero” è possibile distinguere come è stato svolto il calcolo della capitalizzazione periodica quali sono i numeri capitale reale prestito effettuato dalla banca e quali sono i numeri interesse/spese competenze bancarie.

Anche l’estratto conto corrente bancario alla luce della nuovo giurisprudenza in materia ha perso valore probatorio,ai fini del decreto ingiuntivo,in quanto i contenuti dello stesso decreto,contengono voci e costi che di fatto non erano applicabili e che hanno contribuito nel tempo a determinare importi non dovuti e quindi l’importo non è cero non è liquido e di fatto non esigibile.

Il rapporto oggetto di contestazione andrà completamente ricalcolato,espungendo tutte quelle voci che capitalizzate hanno generato importi che non potevano e non dovevano nel tempo essere applicati.

In ultimo si consideri che i decreti ingiuntivi emessi dalle banche,dove certe volte chiedono importi di centinaia di migliaia di euro ma alla fine,costretti al ricalcolo delle competenze,azzerano il debito e restituiscono notevoli importi alle aziende che che avevano vessato in precedenza.

Se si ha la possibilità,non bisogna attendere che ci venga notificato un decreto ingiuntivo,ma anticipare le banche e citarle in giudizio per farci restituire ciò che ci hanno indebitamente addebitato.

perizia 2

(lo staff)

ANCHE I PENSIONATI SI RIBELLANO

CESSIONE 1

La Corte d’appello dà ragione al ricorso di un pensionato cuneese che aveva ceduto il quinto della pensione ma si era visto erogare solo una piccola parte del denaro richiesto.

E’ una sentenza importante che può far tirare un pò di fiato a chi si trova ogni mese strozzato dalle rate dei prestiti accesi con la cessione del quinto dello stipendio o della pensione:in molti casi,antecedenti al 2009,le finanziarie hanno infatti applicato tassi,che secondo i giudici torinesi sono da considerare da usura,in quanto non erano calcolati anche i costi delle polizze assicurative.
La battaglia di un pensionato piemontese che aveva fatto causa a Prestitalia S.p.A. lamentando proprio l’eccessivo tasso applicato,può dunque ora avere ripercussioni su migliaia di prestiti accesi negli passati: i Giudici della corte d’appello hanno infatti condannato la finanziaria a restituirgli quanto corrisposto per interessi,spese e commissioni,depurando le rate successive di questi costi.

Cerchiamo di raccontare la storia:
Il pensionato ottantenne,originario del Cuneese,aveva un precedente debito e per estinguerlo,come del resto in molti facciamo,aveva deciso di rivolgersi e di stipulare un nuovo finanziamento con la cessione del quinto della sua pensione.
Ma invece di ricevere i 10 mila euro promessi,alla fine del 2008,aveva ricevuto un bonifico di soli 1.850 euro,dietro l’obbligo di corrispondere una rate mensile di 167 euro per 10 anni con un tasso annuo effettivo globale pari al 22.03%.
Dopo essersi rivolto al movimento Consumatori,aveva cosi scoperto che non gli era stato detto che ben 5112 euro del suo finanziamento sarebbero stati destinati al premio per l assicurazione sulla vita.
Valutando poi i tassi,i legali del movimento avevano notato che erano eccessivi. Cosi il nostro pensionato ha fatto partire la causa.

CESSIONE 6

I Giudici non hanno accolto la tesi difensiva della finanziaria che aveva sostenuto che tali costi non potessero essere considerati per la valutazione del rispetto delle soglie di usura in quanto fino al 2010 non erano compresi nella rivelazione del tasso medio rivelato dalla banca d’italia.
Le difese delle controparti si fondevano sul presupposto che nella rivelazione del tasso soglia si dovrebbe prendere in considerazione il TEG o il TAEG netto dal quale sono esclusi alcuni oneri quali quello inerente ai costi di assicurazione di credito.

Secondo il mio punto di vista si tratta di una sentenza fondamentale in materia di usura bancaria e di un successo storico,a tutela di tutti coloro che hanno acceso questa tipologia di prestiti personali che di solito vengono sottoscritti dalle fasce più deboli e con debiti della popolazione,si stima che in almeno un terzo dei contratti conclusi prima del 2009 sia stata superata la soglia di usura.

Secondo quanto disposto dai giudici per tutti questi contratti,qualora vengano impugnati,le finanziarie debbano restituire al proprio cliente tutti i costi,e il prestito deve diventare gratuito,senza cioè più alcun tasso applicato,riducendo cosi la rata originariamente pattuita.

usura 5

(lo staff)

OCCHIO,AUMENTA LA CIV.

soldi

Questa mattina non parleremo, come di consueto di usura bancaria vera e propria con un caso specifico come facciamo sempre,ma vorremmo informare i nostri lettori su una stangata che arriverà a breve dalle banche,riguardante gli sconfinamenti del conto, chi va in rosso oltre i 500 euro per un giorno pagherà 50 euro,con interessi del 10% in 24 ore.
Vorremmo fare un elenco di banche cosi che i nostri lettori possano prendere provvedimenti o comunque informarsi presso gli istituti.

Come dicevamo,occhio al conto corrente: chi va sotto anche per un solo giorno pagherà fino a 50 euro.
Tutte le banche,esclusa Intesa Sanpaolo, sembrano intenzionate ad aumentare la CIV, che sarebbe la Commissione di istruttoria veloce,che scatterà non appena il correntista esce dal fido o si va in rosso senza avere un fido.
In particolare,la tassa si attiva quando lo scoperto supera i 500 euro o è minore ma dura da 7 giorni. Il paradosso è che, se si va in rosso di 1000 euro l’esborso da pagare è fondamentalmente uguale. A fare clamore è però il tasso d’interesse applicato: il 10% in 24 ore.

Già dovevamo tenere le antenne alzate sui tassi da usura che venivano applicati sistematicamente dalle banche a prestiti e mutui,ora bisogna stare attenti anche agli sconfinamenti,possiamo proprio dire che non c è un momento di pace.

BANCA ITALIA 6

Il primo istituto a modificare i propri parametri sarà,dal 1 febbraio, Cariparma ( GRUPPO CREDIT AGRICOLE), che porterà la CIV da 35 a 45 euro a causa,si spiega,degli aumenti dei costi operativi e gestionali interni”. In altre parole i vincoli imposti da Basilea 3 obbliga le banche italiane ad avere un maggiore patrimonio a fronte del denaro prestato. E quando in cassa viene a mancare del denaro,anche solo per un giorno,gli istituti corrono ai ripari.
La media di questi rincari,come detto,è di 50 euro per le famiglie e 85 per le imprese.
Nella classifica delle banche stilata, a stangare maggiormente i correntisti è il Montepaschi,che per chi sfora i 500 euro prevede un pagamento di 50.25 euro(un giorno di rosso) e 52.55 euro (10 giorni) e 50.51 euro (un giorno) e 55.08 (10 giorni) per chi sfora i 1.000 euro.
Seguono Unicredit( 50.23 e 52.32 fino a 500 euro e 50.46 e 54.63 oltre i 1.000 euro),
Bpm (40.25 e 42.54; 40.51e 29.52 euro), Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza ( 32.21 e 37.14 35.43 e 39.27; ma come detto salirà da 35 a 45 euro il prossimo mese), Ubi( 30.24 e 32.37; 30.47 e 34.72 euro), e Bnl ( 25.23 e 27.26;25.45 e 29.52 euro).
Per Intesa Sanpaolo,invece,la CIV equivarrà solamente agli interessi,scelta più conveniente per i correntisti sul breve periodo: 0.30 euro per gli sconfinamenti oltre 500 euro per giorno, 3.05 euro per gli sconfinamenti di 10 giorni,0.61 euro per giorno oltre i 1.000 euro e 6.08 euro per 1.00 euro di rosso dopo i 10 giorni.

Le banche da parte loro si difendono sostenendo che la CIV non è una remunerazione per la banca,ma un recupero dei costi. Deve’essere giustificata con un documento interno,a disposizione della Bnaca d’italia,che enumeri i costi sostenuti; e continuano sostenendo che a essere salvati dalla stangatina,è chi sconfina per meno di 500 euro o per meno di 7 giorni,ma la cosa che ci fa riflettere è che secondo loro,quest ultima cosa è un vantaggio che le banche offrono alle famiglie un servizio non remunerato.

Ora,va bene che gli italiani ultimamente sono decisamente abituati ai vari tipi di stangate e stangatine,ma secondo il nostro punto di vista quando è troppo è troppo,qua invece di aiutare la gente la si affossa sempre di più.

(lo staff)

tasse 4

IL DIRETTORE GENERALE DELLA BANCA POPOLARE DEL FRUSINATE IMPUTATO PER USURA

sentenza 3

Stamattina facciamo un passo indietro e parliamo di una udienza svoltasi circa un mese fa a Frosinone,esattamente giovedì 5 dicembre dinanzi al tribunale della suddetta città, in composizione collegiale.
Nel processo è imputato,per usura, Rinaldo Scaccia quale direttore Generale della Banca Popolare del Frusinate.

Il processo,instauratesi dopo la denuncia presentata nel 2009 da Luigi Tomassi,amministratore della Ifitec S.p.A.,dopo ben tre richieste di archiviazione da parte della Procura e altrettante opposizioni,volta per volta,accolte dal GIP,l’anno scorso ne aveva ordinato l’imputazione coatta anche per le concrete modalità del fatto,usura oggettiva,segue ,poi,il rinvio a giudizio disposto lo scorso 7 giugno,in sede di udienza preliminare,dal GUP.

All’udienza del 5 dicembre scorso,presente il difensore sia dell’imputato che della parte civile Tomassi,su mandato conferito dalla SoS Utenti Onlus,ha chiesto al collegio che venisse emessa la costituzione di parte civile anche di tale associazione nazionale che, tra le attività previste nello statuto, ha pure quella di prevenzione dell’usura bancaria.
Preso atto dell’opposizione del difensore dell’imputato,il Tribunale,dopo quasi mezz’ora di camera di consiglio,ha ammesso la costituzione di parte civile dell’associazione,ovviamente la persona offesa era già stata ammessa,richiamando ,tra l’altro,l’orientamento della giurisprudenza che riconosce la legittimazione a costituirsi agli enti laddove l’interesse leso dal reato coincide con quello previsto nello statuto dell’associazione e sia richiesto il risarcimento del danno non patrimoniale,nel caso in cui ci sia la condanna dell’imputato.

banche_manovra_crisi

Su richiesta sempre dell’avvocato,difensore delle parti civili,è stata,inoltre,autorizzata la citazione della Banca Popolare del Frusinate quale responsabile civile per i fatti per i quali è imputato il Direttore Generale.

Il processo,fu disposto dal GUP e dal GIP che decisero di non archiviare in considerazione anche della cosiddetta “usura oggettiva” ritenendo,nel caso in specie,anche per le modalità del fatto un comportamento vessatorio posto in essere dalla banca ai danni dell’impresa e dei familiari del Tomassi.

L’ udienza è stata rinviata al 15 maggio 2014.

Ci viene da osservare che processi come quello pendente a Frosinone siano l’inizio di un cammino che porti luce sui veri responsabili della piaga dell’usura bancaria,non può trascurarsi,inoltre,in questi casi il coraggio e la preparazione dei magistrati nel confermare la legittimazione a costituirsi parte civile delle associazioni che,nel sottoporre alla valutazione dei giudici i comportamenti usurari di alcune banche,vigilano affinche’ sia tutelato l’interesse collettivo anche laddove possano esserci delle lacune da parte degli Organi di Vigilanza.

SENTENZA

(Lo Staff)

IENE ANCORA MUTUI USURAI

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IENE TRASMISSIONE DI MARTEDI 12 NOVEMBRE 2013

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Le Iene colpiscono ancora,riscono a mandare in onda ancora una volta un reportage con argomento usura mutui

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L’argormento ormai è in rete da tempo,purtroppo la verifica e rimborsi è dedicata a pochi. I professionisti seri in questo campo sono molto pochi,si stima che oltre 25 miliardi di Euro debbano essere restituiti ai cittadini e aziende. Questa analisi potrebbe rivoluzionare il sistema economico bancario,fortunamente sentenze come la n°350 in cassazione comfermano l’irregolarità da parte delle banche,possiamo difenderci,abbiamo la legge dalla nostra parte.

iene 2

QUESTO IL VIDEO VIRAL CHE STA FACENDO IL GIRO DELLA RETE,OLTRE 10 MILA VISUALIZZAZIONI,TROVERE TANTE RISPOSTE INTERESSANTI

iene 3

Argomenti come Usura,Anatocismo,massimo scoperto,sono trattati pochissimo dai media tradizionali,il motivo è di facile intuizione. Attualmente solo il 5% degli Italiani inizia una pratica di questo tipo,eppure le persone stentano a credere al rimborso,eppure ci sono testimonianze e sentenze.

iene 4

La paura maggiore è l’eventuale aggressione psicologia che potrebbe arrivare dalla banca,sbagliate,in questo caso diventa un’atto estorsivo.

Nella nostra pagina vi indichiamo FINANCIALSOLUTION una società seria in grado di farvi un’analisi completa .

iene 5

Diffondere questo tipo di informazioni potrebbe salvare aziende dal fallimento,potrebbe cambiare le sorti dell’economia Italiana. Ogni persona può contribuire alla diffusione,inserisci il link nel tuo profilo,parla con amici,diffondi nel tuo blog,questo significa fare rete,impariamo ad usura il web anche per questo tipo di informazioni.

ECCO UN FUNZIONARIO UNICREDIT CHE RISPONDE AD UNA AZIENDA CHE CHIEDE IL CONTROLLO DI UN CONTO CORRENTE

iene 8

DIFFONDETE L’INFORMAZIONE
CI SALVERA’ LA VITA

FINANZIAMENTI LA BUFALA DEI RIMBORSI BANCARI

BUFALA

Appare quasi una bufala,nessun giornale,nessuna televisione,nessuna radio,nessuno vuole affrontare l’argomento dei rimborsi che la banca paga per anatocismo,usura e vari illegittimi bancari.

Eppure dovrebbe essere notizia da prima pagina,niente,nulla,nessuna ne parla.

usura 1

Sembra quasi una bufala,molti sono i dubbi,poche le risposte. Il nostro invito è all’informazione,con un minimo sforzo possiamo avere una reale informazione,possiamo attraverso le varie sentenze di giudici capire cosa è vero e cosa è falso .

usura 2

Parliamo in queso articolo di tre argomenti importanti

ANATOCISMO SUL CONTO CORRENTE

USURA SUL CONTO CORRENTE

USURA CONTRATTUALE SUI FINANZIAMENTI

Questi argomenti hanno maturato in questi anni migliaia di sentenza a favore del cittadino,in poche parole,facendo causa alla banca le aziende e privati hanno vinto .

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L’usura sul Mutuo

Le informazione che girano in rete sono spesso confuse,daremo in breve una descrizione di come capire se un mutuo è in usura con il tasso di mora ,questo vi darà la capacità autonoma di valutare anche eventuali professionisti inventati del settore .

PRIMI PASSI

taeg

I dati che ci servono

DATA DEL MUTUO

ISC O TAEG

TASSO DI MORA

VARIBILE/FISSO

Una volta stabilito questi tre paramenti dobbiamo analizzarli,dobbiamo verificare se questi superano il tasso soglia di legge .

Come fare

Andate in archivio di banca italia,all’interno troverete le tabelle dal 1997 in poi,ricercate il il trimestre e l’anno della stipula del vostro contratto,una volta trovato la vostra tabella verificate il tasso nella sezione mutui,contrallate se variabile o fisso ,a quella cifra aumente del 50% ,quello sarà il tasso soglia,queste indicazioni sono anche nella tabella stessa .

archivio

http://www.bancaditalia.it/vigilanza/contrasto_usura/Tassi/Tegm

Una volta rilevato il tasso soglia del vostro mutuo,controllate il TASSO DI MORA,attenzione,l’addizione è possibile solo ed esclusivamente quando ci sarà scritto MAGGIORATO DI ……… PUNTI dal tasso applicato nel mutuo.

tasso usura

Quando è collegato all’Euribor non sarà possibile l’addizione con il Taeg o ISC per questo abbiamo bisogno di un calcolo diverso .

euribor

Una volta accertata L’usura abbiamo bisogno di una relazione legale e una perizia econometrica,questi documenti vi daranno la possibilità di vincere la causa,nel caso di usura contrattuale,l’utente dovrà pagare solo il capitale,gli interessi restituiti e nel caso il mutuo fosse ancora in corso sarà riformulato il piano di ammortamento senza interesse .

euribor 2

QUI LA SENTENZA DI CASSAZIONE VI INVITIAMO A LEGGERLA

cassazione

http://www.disinformazionebancaria.it/?p=204

La paura maggiore da parte degli imprenditori è l’eventuale ritorsione che la banca potrebbe avere nei confronti dell’azienda,vi sbagliate,in questo caso la banca puo essere denunciata per estorsione .

CONTO CORRENTI

banca

La maggior parte dei conto correnti è soggetta ad usura e anatocismo,dobbiamo stabilire solo quanto e se ne vale la pena fare causa alla banca,un conto corrente lungo e con affidamenti per tanti anni solitamente ha grandi sorprese all’interno .

Il nostro vuole essere un’invito all’informazione,se ritieni che sia interessante questo articolo ti invitiamo a diffonderlo .

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