QUASI LA TOTALITA’ DEI MUTUI è IN USURA

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Da una indagine effettuata  , su un campione di mutui stipulati tra il 2000 e il 2009 in alcune zone di Italia è emerso uno stato di usura nel 70% dei casi.

L’analisi ha preso in considerazione la legalità dei mutui in riferimento alla legge antiusura numero 108 del 1996, confrontando i tassi applicati dalle banche con i tassi soglia emanati dalla Banca d’Italia.

 

Premesso che l’usura originaria si verifica quando uno dei tassi presenti nel contratto iniziale risulta essere maggiore del tasso soglia, gli elementi contrattuali che hanno maggiormente determinato usura sono stati gli interessi moratori, la penale per estinzione anticipata e il Taeg che è il tasso comprensivo di tutti i costi sostenuti dal cliente.

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Molto rilevante è constatare che tra i mutui in usura il è tasso variabile. Questa tipologia prevede un Tan inferiore rispetto al tasso fisso in virtù di una maggiore instabilità legata ai tassi emanati dalla Banca Centrale Europea.

Il 76,1% dei mutui in usura sono stati stipulati tra il 2004 e il 2007, e nel solo anno 2007 si sono concretizzati il 33,3% dei mutui non legali.

Alla luce di questi dati va condotta una seria riflessione sul fatto che questi tassi elevati sono stati applicati nella quasi totalità a famiglie nel momento di acquisto della prima casa e a piccole imprese in una situazione di inizio attività provocando in seguito non pochi problemi sia di carattere economico-finanziario che di aspetto giuridico.

Dai dati emersi dall’indagine si può affermare come l’usura resti un problema di grave e primissima attualità nella vita quotidiana di famiglie e imprese. A tal riguardo,  consigliamo alle famiglie di fare analizzare i propri mutui da professionisti specializzati nel settore (specie se stipulati tra il 2004 e il 2007) ci sentiamo di consigliare l’Associazione Deciba un team di professionisti seri che ha già ottenuto svariati risultati sul campo,al fine di risolvere eventuali illegalità contrattuali.

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(lo staff)

 

RAI 3 E DECIBA

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Diffondete questo articolo ,invitate persone a leggere le informazione e guardare i video,questo articolo potrebbe cambiare le sorti di famiglie e aziende . 
Recentemente RAI 3  ha parlato dell’argomento e delle eclatanti ordinanze sia di Padova che di Reggio Emilia, lo staff  D.E.C.I.BA ha raggiunto un risultato unico in Italia: bloccare l’asta per usura bancaria.
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La maggior parte dei prestiti e conto correnti contengono anomalie,attraverso un controllo specifico si può risalire a quanto ammonta il risarcimento da chiedere alla banca.
Molto importate è la scelta dei professionisti che faranno valere i vostri diritti,come tutti i business ci saranno quelli bravi e quelli meno bravi,noi da tempo vi indichiamo quali sono i migliori in Italia: sono gli stessi che hanno ottenuto sia l ordinanza di Padova sia la ordinanza di Reggio Emilia.
L’associazione D.E.C.I.BA seleziona i migliori professionisti allo scopo di non spendere soldi inutilmente; non basta essere avvocati per occuparsi di Diritto Bancario,bisogna essere specialisti del settore .

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DIFFIDATE DALLE IMITAZIONE QUESTI I RIFERIMENTI DEL GRUPPO CHE HA OTTENUTO IL RISULTATO
 
In collaborazione con
ASSOCIAZIONE
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QUESTA L’ORDINANZA DEL GRUPPO DECIBA E L’AVVOCATO CAPO ROSA CHIERICATI

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Oggi sembra che tutti siano esperti in diritto bancario,chi vende perizie come se fosse frutta,chi vende false illusioni facendo credere che sia semplice ottenere il risarcimento dalle banche .
L’argomento è complesso, richiede professionalità e preparazione, vi assicuriamo che, secondo le nostre ricerche, i professionisti che possono vantare risultati importanti sono davvero pochi .
Ci sono tantissimi professionisti che lavorano sia per banche che per i clienti, spesso chiudono accordi disonesti, l’onesta intellettuale del professionista è molto importante; ci sono state segnalate associazioni e professionisti che fanno il gioco delle banche,quindi attenti a chi vi difenderà .
Per fare questo tipo di cause necessitano risorse importanti,inutile prendere in giro le persone,inutile spendere poco facendo grandi illusioni,usate sempre il buon senso,perché qualcuno dovrebbe farvi le cause gratis?.
attenzione
ATTENZIONE
Non cè transazione per i Mutui in usura,non fatevi illudere da questa promessa,attualmente in Italia non siamo informati di una banca che ha chiuso in fase stragiudiziale l’usura sul Mutuo,i casi che riguardano transazione sono per anatocismo e conto correnti vecchi ,non mutui,prestiti,leasing.
Per vincere la causa ci vuole tempo,di media per un primo grado ci vogliono circa 2 anni,il tempo può variare dal tribunale e problematiche varie,non credete alla favola che si chiuda il tutto in 3 mesi,certo si possono vincere le cause e si vincono,ma dobbiamo essere informati sui reali costi e tempi che dobbiamo affrontare per portare avanti i nostri diritti .
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Non fatevi spaventare da luoghi comuni,sono migliaia le sentenze contro le banche,non fatevi influenzare da commenti negativi,la banca a milioni di dipendenti,attenti ai commenti senza sostanza .
QUESTI I RIFERIMENTI DOVE RIVOLGERSI 
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Questa intervista esclusiva vi spiega perfettamente come il gruppo DECIBA e l’avvocato Rosa Chiericati sono riusciti a bloccare l’asta per Usura bancaria ,ascoltante attentamente e diffondete l’informazione 
 
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QUESTI I GRANDI RISULTATI OTTENUTI ,QUESTO IL VIDEO TRASMESSO Al TG DI RAI 3

 

Questo video vi evita di spendere  500 euro per fare un controllo sul mutuo se è in usura o meno,guardate con attenzione e verificate autonomamente e senza costi se ci sono reati
ISTRUZIONE PER LA VERIFICA DEL  MUTUO

 

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INFORMAZIONE LIBERA

 

 

 

“IO SO E HO LE PROVE” di VINCENZO IMPERATORE

libro

 

 

Chi combatte seriamente contro le banche è nostro amico,è il caso di Vincenzo Imperatore,guerriero Napoletano che ha deciso di scrivere un libro scomodo per molte banche ,ma chi è ?
Consulente Aziendale con vasta esperienza manageriale in tutti gli aspetti di organizzazione e gestione del personale, marketing, formazione, revisione contabile e gestione finanziaria.
Esperienza diretta di mercati bancari, consulenza finanziaria e capitale di rischio.
Consolidate esperienze di recruiting, coaching e tutoring
Certificato delle Competenze Creditizie rilasciato nel 2010 dalla Università di Udine – Facoltà di Finanza Aziendale
Iscritto all’Albo dei Promotori Finanziari – delibera 440 del novembre 2012
Iscritto n° 1212 al Registro Nazionale Orientatori Professionali ( Mentoring & Coaching )
Socio APCO – Associazione Professionale Italiana Consulenti di Management, operante nell’ambito delle prerogative di cui alla Legge n. 4/2013

 

imperatore

 

 

Proper Founder & Senior Consultant
- Consulenza finanziaria indipendente specializzata nel settore del debito.
- Sviluppo e implementazione di strategie aziendali in situazioni distressed
- Strutturazione e realizzazione di operazioni di finanza straordinaria (M&A, cessioni di società e rami d’azienda, ristrutturazioni finanziarie e societarie, corporate advisory, operazioni di found raising, etc.)
- Identificazione di nuove opportunità di business development e/o di aggregazione delle aziende Clienti, in una logica di assistenza continuativa alle fasi di cambiamento.
Recruiting Manager
Sviluppo e implementazione di un progetto di selezione e inserimento di direttori/consulenti bancari in una rete di promotori finanziari
Responsabile Area Napoli (Head of Retail Banking Sales Function)
Responsabile del conseguimento degli obiettivi economici, commerciali, di gestione delle risorse umane , di rischio e di customer satisfaction assegnati attraverso la gestione manageriale delle strutture dipendenti (48 agenzie e 3 centri imprese ), deliberando nell’ambito delle proprie facolta’, sviluppando il presidio e l’immagine dell’azienda sul territorio e curando la crescita professionale delle risorse appartenenti al perimetro assegnato (350 persone ).
Global Band Title: Vice President

totale

 

Direttore Centro Imprese
Responsabile per il solo segmento IMPRESE del conseguimento degli obiettivi economici, commerciali, di gestione dei rischi/costi del credito, deliberando nell’ambito delle proprie facolta’ e curando la crescita professionale delle risorse (10 persone) appartenenti al perimetro assegnato
Gestisce lo sviluppo economico attraverso le attività di business per l’area geografica di competenza.
IO SO E HO LE PROVE

 

libro

 

È la prima volta che un ex manager bancario racconta tutto. Vincenzo Imperatore è stato per vent’anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista.
I costi eccessivi caricati sui conti correnti (“almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d’interesse”, scrive Imperatore). La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L’anatocismo e l’usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti. Le procedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minacciano di chiuderlo (“Noi lo chiamavamo sistema 72H”, ricorda Imperatore). Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un derivato (“Ci garantivano una redditività enorme”). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti. Questo libro rappresenta finalmente uno strumento unico e imprescindibile dalla parte del correntista.

 

5 DOMANDE ESCLUSIVE  A VINCENZO IMPERATORE
Grazie per aver accettato la nostra intervista
Vincenzo ,vuoi fare soldi come tanti altri oppure con questo libro ritieni di poter dare un contributo importante ?
“Se ti facessi vedere il contratto ti renderesti conto che oggi scrivere un libro non produce ricchezza ne’ all’autore e ne’ all’editore; mi preoccuperei piuttosto del contributo in termini di informazioni “pregiate ed interne al sistema” che per la prima volta sono messe a disposizione della collettivita’
Perché hai deciso di scrivere questo libro ?
Perche’ era l’unico modo per dare coraggio alle voci soffocate dei cittadini e delle piccole e medie imprese
Perché dovrebbero leggero ?
Per tutelare i loro interessi e per avere consapevolezza di certi meccanismi subdoli che molto spesso sono allo stato del subconscio  del consumatore finale (….lo so ma non voglio crederci…) che  aveva bisogno di un “cazzotto nella pancia” per farli emergere
Chiare lettere ha un collegamento importante con Casaleggio ,ci sono prospettive politiche?
 
Chiare lettere non ha nessun collegamento con Casaleggio , ne’ mai, per la serieta’ e correttezza del loro operato , hanno fatto riferimento a inclinazioni politiche.
se poi la domanda e’: ma tu…tu Vincenzo Imperatore…. ci pensi alla politica ?La mia risposta e’ : mai dire mai !!
Cosa vedi nel tuo futuro ?
Continuare a fare il mio lavoro di consulente aziendale INDIPENDENTE con un occhio all’impegno sociale che gia’ avevo precedentemente al libro e……semmai scrivere ancora qualcosa !!!
Facciamo i Marzullo del caso ,fatti una domanda da solo che nessuno ti ha mai fatto
Vista la bassa cultura finanziaria esistente nel nostro paese ti piacerebbe fare formazione di banking ? educational presso scuole, universita’, associazioni di consumatori ? La risposta e’ SI !!!
DIFFONDETE L’INFORMAZIONE 

 

CENSURA

 

 

ANTEPRIMA/ È la prima volta che un ex manager bancario racconta tutto. Vincenzo Imperatore è stato per 20 anni nelle direzioni operative dei più blasonati istituti di credito italiani. Ora nel libro “Io so e ho le prove” svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. Dai costi eccessivi caricati sui conti correnti alla moltiplicazione delle commissioni. Dall’anatocismo all’usura. Fino alle manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90% dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti.

È la prima volta che un ex manager bancario racconta tutto. Vincenzo Imperatore è stato per vent’anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. I costi eccessivi caricati sui conti correnti (“almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d’interesse”, scrive Imperatore). La moltiplicazione delle commissioni.

 

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Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L’anatocismo e l’usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti. Le procedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minacciano di chiuderlo (“Noi lo chiamavamo sistema 72H”, ricorda Imperatore). Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un derivato (“Ci garantivano una redditività enorme”). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti.

 

USURA BANCARIA

 

(lo staff)

 

DECIBA: LA PROCURA DI ASTI APRE IL PROCEDIMENTO DI INDAGINE PER USURA

legge

 

I Risultati  del gruppo Deciba si moltiplicano,il nostro intento è di portare quelle informazioni che difficilmente troverete sui grandi Media . Procura della Repubblica di Asti apre il procedimento di indagine per Usura ,accade spesso,ma nessuno né parla ,noi vi portiamo la conoscenza attraverso i fatti e  i documenti .
APERTURA INDAGINE 
asti
l Presidente DECIBA Gaetano Vilnò pubblica un nuovo video con notizie davvero interessanti,vi spiega un nuovo reato commesso dalle banche ,chiamato INDETERMINATEZZA,in modo autonomo potrete controllare i vostri contratti ed eventualmente chiedere il risarcimento alla banca .
GUARDATE IL VIDEO FINO IN FONDO E DIFFONDETE QUESTA INFORMAZIONE
DEFINIZIONE GIURIDICA
l’indicazione nel contratto di un ISC o TAEG più basso di quello effettivamente applicato alla parte mutuataria integra una causa di nullità della clausola per indeterminatezza / indeterminabilità dell’oggetto ex art. 1346 cod. civ.. l’art. 117 del TUB al comma 6 sancisce: ““sono nulle e si considerano come non  apposte le clausole contrattuali……..che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati”. In un contratto di mutuo in cui venga indicato un ISC inferiore al TAEG vero del mutuo, abbiamo la nullità del tasso ai sensi dell’art. 117 TUB, con le conseguenze indicate al comma 7: l’applicazione del Tasso Minimo dei BOT, al posto del tasso pattuito
per determinare il vero TAEG si devono inserire nel calcolo tutti i costi collegati al mutuo, nel 95% dei casi le banche omettono di inserire nel calcolo alcuni costi, come per esempio le assicurazioni, ed è perciò che poi controllando il vero costo per il mutuatario in termini percentuali è più alto
IN POCHE PAROLE IL TAEG O ISC DEVE CONTENERE TUTTI I COSTI ,NEL CASO FOSSERO APPLICATI COSTI AGGIUNTIVI TIPO ,ASSICURAZIONE ,ECC ECC IL TASSO DIVENTA INDETERMINATO ,AVETE DIRITTO ALLA RESTITUZIONE DI CIRCA 2 TERZI DEGLI INTERESSI PAGATI . 
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DIFFONDETE L’INFORMAZIONE E’ L’UNICO CONTRIBUTO CHE VI CHIEDIAMO ,IL NOSTRO INTENTO E’ RENDERE LE PERSONE CONSAPEVOLI,NEL TUO PROFILO,NEL TUO BLOG,QUALSIASI STRUMENTO VA BENE,TANTE GOCCE FANNO UN MARE . 

 

INDETERMINATEZZA DEL TASSO

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State molto attenti a ciò che in questo articolo spiegheremo,oltre l’usura sui vari prestiti ci sono anche altri tipi di reato ,in questo articolo vi spiegheremo
l’ INDETERMINATEZZA DEL TASSO . 
Siamo stati i primi e fra i pochi a diffondere le nuove ordinanze emesse dai giudici di Padova e Reggio Emilia,nelle ordinanze il giudice ha stabilito che se il Mutuo è in usura l’asta deve essere bloccata perché il debito vantano non esiste,un’ordinanza che può rivoluzionare il sistema economico Italiano,nessuno né parla .
Attraverso il lavoro di blogger,la volontà di tante persone che ogni giorno contribuiscono alla vera informazione abbiamo raggiunto il grande pubblico,oggi in molti conosco i fatti e hanno intrapreso cause contro le  banca ,questo grazie al lavoro di tutti noi .
Questo il video dove spiega le istruzione per rilevare l’usura sul Mutuo
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Questo il video dove spiega come si è ottenuto la sospensione per Usura Bancaria nel tribunale di Padova
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Questi due video devono essere sempre diffusi,il nostro intento è arrivare ad un Milione di persone,giornali,radio,televisioni fanno finta di niente,noi utilizzeremo i nostri mezzi per arrivare comunque al grande pubblico .
Informatevi,queste informazioni contengono ordinanze di giudici,non fatevi prendere dalla paura o false informazioni,sono circa 25 miliardi di Euro che le banche devono restituire ai cittadini,è normale che attivino dei filtri per non darvi consapevolezza . L’invito è quello di diffondere queste informazioni senza sosta,noi non cerchiamo lo scoop,il nostro intento è arrivare a più persone possibili,condividi nel tuo profilo il link .
PER LA PRIMA VOLTA VI SVELIAMO UN’ALTRO REATO COMUNE A MOLTI MUTUI 
Prendete il vostro Mutuo,nella prima pagina cercate mese,anno di stipula del vostro contratto .
Ora andata nel archivio di Banca Italia 
http://www.bancaditalia.it/vigilanza/contrasto_usura/Tassi/Tegm

 

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Andate alla data di vostro interesse,quindi anno e trimestre della stipula del vostro contratto.aprendo il link sopra esposto sarà di facile intuizione come fare .
Ora scorrete le due pagine e arrivate in fondo,troverete la voce Mutui,solitamente ci sono Mutui variabili o Mutui fissi ,di fianco troverete il tasso medio .

 SEGNATEVI QUESTO DATO 

Ora cercate nel vostro Mutuo il Taeg o ISC ,se ci sono entrambi tenete presente l’ISC ,se questo dato è superiore al tasso Medio possiamo richiedere un risarcimento . Non parliamo di Usura me INDETERMINATEZZA del tasso,insieme ad altri elementi porterebbe il vostro tasso al tasso legale,quindi circa 1/1,5 % . Un bel risparmio .

USURA BANCARIA

 

Molto più facile a farsi che dirsi,ci sono milioni di Mutui con questa anomalia,controllate il vostro Mutuo,se imparate i concetti guardate anche quelli dei vostri conoscenti,vedrete quante sorprese potranno arrivare .
Ora avete elementi per verificare sia l’usura  ( attraverso la visione dei video ) sia l’indeterminatezza,questi i metodi giusti per verificare i vari illegittimi.
La Banca in prima battuta rifiuta queste accuse,per avere il risarcimento dobbiamo iniziare una causa civile,attualmente non ci sono transazioni o accordi per l’usura sul Mutuo,quindi attenzione a chi fa false promesse.
La Causa civile ha dei costi che varia in base al lavoro da fare,nessuno fa nulla gratis,l’importante è affidarsi a professionisti che vi diranno chiaramente possibilità,costi,illegittimi,le cause si vincono solo con professionisti specializzati .
Per ora chi ha ottenuto risultati importanti in Italia sono questo gruppo,quindi consigliamo chi ha dimostrato fatti e onestà intellettuale .
Financialsolution marchio di 
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Tel : 0375/781262
Via Aroldi 44  di Viadana (MN) cap 46019
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MUTUO

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Come abbiamo annunciato la settimana scorsa,finiremo di approfondire l ‘argomento del mutuo e tutti i suoi aspetti. Questa mattina parleremo dell’estinzione anticipata,dei decreti e assicurazioni.

Anche se potrebbe apparire in un certo senso illogico, ed anche se la materia è discussa, la richiesta di estinzione anticipata del mutuo da parte del mutuatario è considerata inadempimento, poiché dalla cessazione del rapporto dipende un mancato titolo del mutuante a richiedere interessi per la residua parte di tempo di durata del mutuo originariamente prevista: per comprendere meglio questo meccanismo, potrebbe essere utile un esempio. Se, si ponga, in un mutuo originariamente previsto per una durata di 10 anni, il mutuatario richiede di saldare il suo debito dopo (diciamo) 7 anni, egli dovrà corrispondere al mutuante l’intero capitale residuo e gli interessi già venuti a maturazione; il contratto, però, stabiliva che il mutuante dovesse continuare a percepire interessi sul denaro prestato per altri tre anni.

Il mutuatario perciò (nell’ottica del contratto) non consente al mutuante di percepire gli interessi sul previsto impiego del capitale per gli anni restanti; in questo consisterebbe l’inadempimento, poiché egli si era obbligato a pagare il prestito ottenuto con un prezzo (interessi) stabilito in base alla durata del rapporto e per questo numericamente assommante ad un dato importo.

L’argomento, spinoso quanto pochi in materia, è in pratica interpretato come azione che danneggia il mutuante in termini di lucro cessante; è fonte di dibattuta dialettica l’obiezione che il mutuante, tipicamente una banca, nel momento in cui delibera la concessione del mutuo, a sua volta si garantisce la provvista di denaro necessaria per l’operazione calcolandola con riferimento alla durata prevista e dunque prevedendo costi ed accantonamenti (oltre che suoi propri ammortamenti) in funzione di tale operazione, come dimostrerebbe la dettagliata previsione di un piano di ammortamento.

A tale obiezione si ribatte che, soprattutto nel caso decisamente prevalente che la concessione di mutui sia oggetto proprio dell’attività d’impresa del mutuante, l’anticipata estinzione debba considerarsi a tutto titolo elemento del rischio di impresa, e dunque materia che non dovrebbe poter riguardare (e riverberarsi su) un mutuatario che intenda per etica (per certi aspetti socialmente considerati lodevoli) o per vantaggio risolvere al più presto una situazione debitoria; che di questo rischio d’impresa il mutuante sia ben al corrente sin dal principio, tanto da non potersi conferire all’estinzione anticipata carattere di eccezionalità, ma che anzi questa sia considerata uno dei possibili esiti del rapporto, sarebbe dimostrato dalla ordinaria presenza di apposite previsioni contrattuali sullo sconto.

A bilanciamento di tale imprevista variazione, in guisa di penale, il mutuatario è infatti tenuto a corrispondere al mutuante un importo detto “sconto”, già previsto nel contratto di mutuo ed in genere riferito ad una percentuale (in media dallo zero al 4%) sull’ammontare degli interessi previsti per il periodo compreso fra l’anticipata estinzione e l’originariamente prevista scadenza del mutuo. In genere i mutui a tasso variabile prevedono una commissione molto più bassa di quelli a tasso fisso. La causa di questa differenza è legata al tipo di provvista che deve fare la banca.

Il secondo decreto Bersani ha vietato l’applicazione di penali o oneri di alcun tipo per anticipata estinzione parziale o totale dei mutui. I clienti possono scegliere di vendere l’immobile ipotecato ed estinguere il mutuo, pagando il debito residuo.

Il mutuatario può decidere per l’estinzione parziale. Senza alcun onere o penale, può decidere di versare una somma, eccedente la normale rata annua, in conto capitale: questa parziale estinzione va a ridurre il debito residuo, e la banca è tenuta a ricalcolare la rata di conseguenza, in base allo stesso schema di pagamento (interesse al tasso capitale pattuito alla stipula del mutuo, durata, rata, tipologia di tasso). Quindi l’anticipata estinzione va a ridurre l’importo della rata, a parità di numero di rate da pagare.

Le clausole contrattuali che prevedano una penale o diversi oneri per l’anticipata estinzione, sono nulle per i mutui accesi dopo l’entrata in vigore del decreto, restano in vigore per i contratti stipulati in data antecedente.[1].

La legge finanziaria del 2008 (legge n. 244 del 24 dicembre 2007) ha stabilito che tale diritto permane anche in caso di accollo del mutuo. Il diritto all’estinzione anticipata sussiste anche se in precedenza il mutuo era in carico a soggetti che non avevano i requisiti richiesti: soggetto privato e finalità di acquisto di un’abitazione.

L’anticipata estinzione parziale non obbliga l’istituto di credito ad abbreviare la durata del mutuo. Il cliente potrebbe utilizzare le somme versate alla banca per ottenere una rata più bassa senza cambiare la durata, oppure, a parità di rata, abbreviare la durata del mutuo. Questa seconda opzione richiede di stipulare un nuovo mutuo e delle spese accessorie.

Il citato Decreto Bersani ha semplificato oneri e procedure per l’avvio di un mutuo con un istituto di credito che offre condizioni migliori al cliente.

La facoltà di surroga del mutuo su volontà del debitore era un diritto previsto all’art. 1202 del codice civile. Il Decreto Bersani ha introdotto una serie di procedure e norme volte a garantirne un’effettiva applicazione.
Per evitare dubbi interpretativi, prevede che sia nulla ogni pattuizione che ostacoli in qualche modo l’esercizio di questo diritto legittimo.
Il Decreto fiscale del 6 luglio 2009, art. 2, comma 3 ha introdotto una penale per le banca che non perfeziona la surroga entro 30 giorni dalla richiesta. La banca è sanzionata nella misura dell’1% del valore del mutuo per ogni mese di ritardo. La banca originaria viene considerata sempre responsabile anche se quest’ultima ha la facoltà di rivalersi sulla banca cessionaria (nuova banca).

La Bersani-bis introduce una novità per l’esercizio della surrogazione: la portabilità dell’ipoteca. In precedenza, era necessario cancellare l’ipoteca e, estinto il vecchio mutuo, iscrivere una nuova ipoteca con l’istituto di credito subentrante.

In base alle nuove regole, anziché cancellare l’ipoteca, nei Registri Immobiliari il notaio effettua un cambio di attore, indicando il nome del nuovo creditore con una nota a margine della vecchia ipoteca.

Secondo la legge finanziaria del 2008, le spese di nuova istruttoria e perizia e ogni altro onere sono a carico della banca subentrante, fatto salvo l’onorario notarile.[2]

In base al citato decreto Bersani, la banca non può operare un’autosurroga, per stipulare un mutuo a nuove condizioni. La surroga è finalizzata alla portabilità dell’ipoteca, e vale soltanto fra istituti differenti.
Tuttavia, se il cliente chiede una surroga, la banca può proporre una rinegoziazione e cambiare le condizioni contrattuali in modo più favorevole al cliente, con il consenso scritto di entrambe le parti.

Se si modifica il contratto col proprio istituto di credito, non si tratta di surroga, ma di rinegoziazione. La rinegoziazione quindi non riguarda solo l’applicazione del Decreto Tremonti per l’allungamento della durata, ma la ridefinizione di un qualunque aspetto del piano di ammortamento: durata, rata, interesse, spread, tipo di tasso.

La surroga e il confronto di preventivi di altre banche è anche un’opportunità per ottenere una rinegoziazione e condizioni migliorative dal propri istituto di credito.

La surroga avviene tramite una semplice procedura interbancaria formalizzata dall’ABI. La nuova banca invia a quella di origine una richiesta di surroga, senza specificare la filiale dove il cliente ha il conto corrente e paga il mutuo. La banca dovrà indicare il debito residuo e una quietanza di pagamento a favore del cliente.

Di fatto, la surroga si conclude con mezzi esterni alla procedura ABI (telefono, e-mail, ecc.) perché la procedura non consente di indicare il CAB della filiale della nuova banca e della vecchia, e di scambiarsi tutte le informazioni necessarie. Perciò, la filiale deve essere contattata quanto meno per decidere data e persona incaricata per recarsi dal notaio, una prima stima del debito residuo, i tempi per il calcolo “ufficiale” e quelli per la stesura della minuta di mutuo da parte del nuovo istituto.

Non essendo obbligatoria per legge nessuna polizza sul bene ipotecato, nemmeno quella contro incendio e scoppio, la Bersani II nulla precisa in merito alla gestione delle coperture assicurative in caso di surroga. Spesso, la banca obbliga il cliente a stipulare l’assicurazione con una società del proprio gruppo, e pagare nuovamente, laddove la surroga dovrebbe essere completamente priva di costi per il cliente.

Secondo il codice delle assicurazioni, il cliente ha diritto a disdettare qualsiasi polizza poliennale con preavviso di 60 giorni, senza il quale il contratto è tacitamente rinnovato per l’anno corrente, e chiedere il rimborso, entro 60 giorni dalla disdetta e secondo le modalità da questi indicate, degli anni di premio pagati e non goduti. Tale periodo decorre come minimo dal quinto anno, non potendo per il codice civile la polizza essere vincolata al rimborso di più di 5 anni.

Per le assicurazioni sul bene ipotecato, come quella contro incendio e scoppio, la banca subentrante può accettare un cambio di vincolo della polizza a proprio favore. In questo modo, cambiando il beneficiario, chi richiede la surroga non deve pagare nuovamente tutte le coperture assicurative.
Se, invece, la banca subentrante o il cliente scelgono di stipulare nuove polizze con altre compagnie assicurative, il cliente deve inviare disdetta alla vecchia compagnia e chiedere il rimborso entro 60 giorni degli anni di premio non goduti mediante assegno postale o accredito in conto presso la vecchia banca, fornendo il numero identificativo della polizza, eventualmente copia per conoscenza all’ISVAP e alla banca cedente.

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Uno dei primi provvedimenti del IV governo Berlusconi è stato un decreto del ministro Tremonti che, per i mutui a tasso variabile, su richiesta del mutuatario, ha obbligato il mutuante a prolungare la durata del prestito, mantenendo costante la rata.

Si tratta di una dilazione onerosa di pagamento, per la quale la banca concede una maggiore durata del prestito e guadagna una quota interessi e un montante maggiori. il provvedimento ha una particolare utilità nei casi in cui la rata abbia già raggiunto un livello insostenibile per il reddito del mutuatario, a rischio di insolvenza.

La differenza del debito finisce in un conto accessorio, che il cliente inizia a pagare solamente dopo aver estinto il mutuo, al quale la banca applicherà l’Eurirs a 10 anni e uno spread massimo dello 0.5. La legge non specifica se l’interesse debba applicarsi al solo debito residuo, cosa ovvia nella prassi bancaria. Ciò ha data luogo all’applicazione anche agli interessi passivi già versati, alla pratica nota come anatocismo.

La legge non indica nemmeno quante volte la banca debba concedere la rinegoziazione. Alcuni istituti concedono di prolungare la durata del mutuo per una sola volta per tutta la sua durata.

In questo modo, viene evitato uno dei rischi che ha portato alla crisi dei mutui subprime americani. Con il prolungamento della rata si evita che un rialzo dei tassi di interesse porti la rata dei mutui a tasso variabile a un livello non più sostenibile per le famiglie, all’insolvenza e conseguenti pignoramenti.

Se il mutuatario difficilmente ottiene una modifica delle condizioni contrattuali e prima del 2007 doveva corrispondere una penale per l’estinzione anticipata, il mutuante ha facoltà di rescindere unilateralmente il contratto in qualunque momento, se chi riceve il finanziamento viene meno ad una delle obbligazioni previste nella clausola risolutiva o in altre parti del contratto.

La Finanziaria del 2008, come detto, ha abolito le penali per estinzione anticipata del mutuo, su richiesta del mutuatario.

Possono avere luogo, tuttavia, penali nel momento in cui il mutuatario è inadempiente davanti a legittime nuove obbligazioni richieste dalla banca, come la risoluzione espressa del contratto o la richiesta di reintegro delle garanzie.

La clausola risolutiva espressa limita tale facoltà per specifiche obbligazioni, e non è applicabile per circostanze generiche.

La specificità non significa soggettività della circostanza, ovvero che l’inosservanza dell’obbligazione debba dipendere esclusivamente da un comportamento non corretto del mutuatario, ed abbia dunque la caratteristica di prevedibilità. Un motivo di risoluzione, ad esempio, può essere un mancato reintegro delle garanzie, per lui non prevedibile, per il mutuatario, in cui il mutuatario non soddisfa le richieste della banca.

La rescissione comporta la restituzione in tempi rapidi dell’intero debito, con gli interessi previsti ed un eventuale penale.

La cancellazione dell’ipoteca è un atto notarile, dai costi paragonabili a quelli dell’iscrizione.

In base al Decreto Bersani, quando è estinto il debito residuo con la banca, l’istituto è obbligato a darne comunicazione alla locale Agenzia del Territorio, che procede d’ufficio e gratuitamente alla cancellazione, senza oneri per il mutuatario.

In caso di ipoteca perenta, la comunicazione della banca, viene respinta dall’Agenzia del Territorio. Conseguentemente, il cliente deve necessariamente rivolgersi direttamente al notaio per la cancellazione.

La maggior parte dei mutui è concessa con vincolo di destinazione, ovvero deve essere espressamente specificato per quali scopi verrà utilizzato il denaro preso a prestito, cosa si acquisterà con esso.

I mutui per l’acquisto della prima o seconda casa costituiscono la maggior parte dei mutui concessi dalle banche. L’ammontare del capitale erogato non può superare un importo il cui rimborso annuale sia in genere il 30% del reddito del nucleo familiare (salario e altre entrate) del richiedente; in pratica, se la famiglia del mutuatario ha un reddito annuo di 100, non può prendere mutui che le costino più di 30 all’anno per i rimborsi (somma dei pagamenti nell’anno), e dunque l’importo del capitale massimo erogabile si calcola a partire dall’importo della rata di rimborso.

Inoltre, l’importo massimo erogabile è condizionato al valore del bene prestato in garanzia: da qualche anno, una certa deregulation del mercato consente di registrare offerte di mutui che arrivano a coprire il 100% del valore di perizia dell’immobile[3], determinato da un esperto di estimo incaricato dalla banca. La perizia eseguita a questi fini, pur se formalmente tesa a individuare “il più probabile valore venale in comune commercio” del bene, deve tener conto dell’aspetto prospettico della sua eventuale utilità, poiché in ragione della cospicua durata del mutuo e della possibile modificazione nel tempo degli equilibri fra i molti parametri da prendere in esame, essa deve ponderatamente restituire un valore di garanzia sostanziale in favore dell’ente erogante, tale che nell’ipotetica necessità di esitazione alla vendita forzata del bene, che potrebbe accadere in un imprecisato momento del rapporto, si disponga di un valore stabilmente tenutosi realistico. Ciò determina in genere una differenza fra l’importo di perizia ed il valore commerciale effettivo del bene, detraendosi da questo valori che rendano ragione dei rischi di deperimento tecnico-fisico e delle eventuali modificazioni del mercato di riferimento.

Il mutuante in genere appone dei correttivi di sicurezza ai valori di perizia, in modo da ulteriormente affinare il rapporto fra rischio (capitale erogato) e garanzia (beni ipotecati); questi dipendono da molti parametri e sono calcolati anche con algoritmi statistici.

La concessione del mutuo è in genere subordinata alla disponibilità di un reddito stabile ed attendibile, ad esempio un contratto di lavoro a tempo indeterminato (stipulato da almeno 4 anni) o di altri redditi stabili (per il lavoro autonomo, si fa luogo a ragionata analisi degli ultimi fatturati).

Stanti alcune condizioni personali soggettive tipiche della categoria, si registra invece una sempre maggior difficoltà di ottenimento di mutui da parte dei lavoratori pensionati; questa tendenza, che riguarda un numero crescente di istituti e rischia di elevarsi a regola, viene talvolta giustificata con freddi e sgradevolissimi argomenti – asseritamente desunti dalla statistica – sull’aspettativa di vita. Si sostiene – quando non smentito – che ovviamente sia più facile che un mutuatario pensionato possa morire in corso di contratto, originando problematiche successorie nelle quali la banca non troverebbe economicamente vantaggioso ingerirsi. Da altri si ribatte invece che tale tendenza manifesterebbe una previsione di abbattimento del potere d’acquisto dei pensionati, con effetti sulla puntualità o sul completamento dei rimborsi e possibili implicazioni legate a possibili condizioni di difficoltà degli anziani (ad esempio, per necessità sanitarie). In ogni caso, questo limite è visto dalla maggioranza degli osservatori come fortemente penalizzante e discriminatorio nei confronti dei pensionati.

Esistono mutui a rata fissa con interess cup, ovvero a tasso variabile entro un massimo interesse che è intorno al 4%. in altri Paesi d’Europa sono diffusi mutui misti, a tasso variabile i primi 5-10 anni, in cui è più attendibile una previsione sui tassi; rinegoziabili a tasso fisso prestabilito oppure a tasso variabile per il periodo successivo.

I tassi di riferimento a livello europeo nell’erogazione dei mutui sono l’Eurirs o Irs (Interest rate swap) per i mutui a tasso fisso e l’Euribor per quelli a tasso variabile, per il valore calcolato il giorno della firma del contratto.

L’allineamento dei tassi di riferimento alla media europea, la standardizzazione dei metodi di calcolo di rate e interessi, e delle clausole relative ai mutui bancari, da alcune organizzazioni di tutela dei consumatori e da alcuni movimenti politici sono stati ritenuti prova dell’esistenza di un supposto cartello bancario e di un’assenza di concorrenza nel settore, piuttosto che di un mercato efficiente con una totale simmetria informativa e condivisione delle informazioni rilevanti.

L’interesse applicato ai mutui per la casa è in genere superiore al rendimento di un investimento come quello in titoli di Stato; la comparazione è consentita dalla analoga caratteristica del rischio basso o nullo, essendo l’ipoteca su bene immobile e durevole (spesso lo stesso bene nel quale il mutuatario direttamente va ad abitare) una tutela del creditore congrua per quantità e valore.

I mutui a tasso variabile consistono nell’erogazione di un prestito ad un interesse prefissato che varia nel tempo e viene ricalcolato rispetto ad un indice di riferimento (esempio Euribor) più un certo guadagno percentuale (mark-up per l’istituto di credito, il tasso può variare di alcuni multipli e il contratti tipicamente non prevedono un interesse massimo applicabile.

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(lo staff)

CESSIONE DEL QUINTO

CESSIONE 1

Questa mattina parliamo e spieghiamo la cessione più temuta,in questo periodo,dagli italiani..la cessione del quinto dello stipendio.

La cessione del quinto dello stipendio è una particolare tipologia di prestito personale previsto in Italia, da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o salario fino al quinto dell’ammontare dell’emolumento valutato al netto di ritenute.

L’espressione cessione del quinto di stipendio deriva dal fatto che l’importo massimo della rata di rimborso del prestito non può superare il valore di 1/5 (cioè il 20%) dello stipendio mensile netto continuativo, inoltre la durata massima consentita è di 120 mesi e la minima abitualmente non è inferiore ai 24 mesi.
Il termine massimo della durata non può eccedere comunque il termine del rapporto di lavoro e il pensionamento, tranne che per i dipendenti ministeriali, i quali possono decidere se estinguere il debito o traslarlo sulla pensione.
Oggi è possibile l’accesso alla cessione anche da parte dei pensionati ed in questo caso la scadenza non può eccedere il 90º anno di età, anche se oggi nella prassi le compagnie di assicurazione limitano il rischio assumendo prodotti con un massimo di 85 anni. Tuttavia alcuni gruppi bancari, facendo ricorso al fondo previdenziale INPDAP riescono ad arrivare fino ad un massimo di 95 anni di età.

La legge prevede che, al momento della stipula del contratto con la società finanziaria, si stipuli anche una assicurazione sui rischi vita ed impiego. Nel caso di “rischio impiego” l’assicurazione interviene, ma ha diritto di rivalsa nei confronti del debitore, nei limiti del TFR (Trattamento di fine rapporto) fino a quel momento maturato: tale cifra, accantonata dall’azienda in un apposito fondo, resta quindi indisponibile per il mutuatario che accede al finanziamento; si tratta quindi di un’assicurazione a vantaggio della finanziaria. Nel caso di “rischio vita”, l’assicurazione interviene senza vantare diritto di rivalsa nei confronti degli eredi.

Chi può contrarre il prestito

Come previsto dall’ultima versione del D.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 (come aggiornato dalla legge 14 maggio 2005 n. 80) questa tipologia di prestito è destinata a tutte le categorie di lavoratori dipendenti, sia dello Stato e del comparto para-statale (come specificamente previsto dal testo originale del provvedimento legislativo) che delle aziende private (come definitivamente sancito dagli aggiornamenti previsti dalla legge 80/2005). Nella stessa legge 80/2005 è stata estesa la possibilità di cedere parte della propria retribuzione anche ai pensionati di tutti gli enti previdenziali.

Possono contrarre la richiesta anche i dipendenti delle aziende private, ma la banca o l’ente finanziario si riserva la possibilità di valutare le garanzie. Le aziende vengono valutate per il capitale sociale, il numero di dipendenti e soprattutto si guarda se in passato hanno autorizzato altri contratti di cessioni ai propri dipendenti. Quest’ultima verifica dimostra se l’azienda è precisa nei pagamenti.
Può succedere che nel tempo alcune aziende private che prima sono valutate positivamente perdano la possibilità di concedere ai propri dipendenti la trattenuta, perché dalle banche risultano poco gradite.

CESSIONE 2

Chi può erogare il prestito

Il DPR 180/1950 individua i soggetti autorizzati ad erogare il prestito all’articolo 15:

« Sono ammessi a concedere prestiti agli impiegati e salariati dello Stato ed ai personali di cui agli articoli 9 e 10, verso cessione di quote di stipendio o salario, soltanto gli istituti di credito e di previdenza costituiti fra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni, l’Istituto nazionale delle assicurazioni, le società di assicurazione legalmente esercenti, gli istituti e le società esercenti il credito escluse quelle costituite in nome collettivo e in accomandita semplice, le casse di risparmio ed i monti di credito su pegno. »
Tale previsione deve essere letta alla luce della disciplina di settore prevista dal d.lgs 1º settembre 1993 n. 385 (testo unico bancario) che identifica nelle banche e negli intermediari finanziari iscritti presso apposito elenco dell’Ufficio italiano cambi (UIC) gli unici soggetti abilitati ad erogare finanziamenti sotto ogni forma. Tuttavia dal 1 gennaio 2008 l’Ufficio Italiano Cambi è stato soppresso e le sue funzioni sono esercitate dalla Banca d’Italia, che succede in tutti i diritti e rapporti giuridici di cui l’UIC è titolare (d.lgs. 21 novembre 2007 n. 231).

L’attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo internazionale verrà svolta, in piena autonomia e indipendenza, dall’unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d’Italia.
Le altre funzioni istituzionali dell’Ufficio saranno svolte dalle corrispondenti strutture della Banca d’Italia e le relative informazioni saranno disponibili nelle sezioni del sito stesso che trattano le rispettive materie.

Di fatto una persona che desidera contrarre un prestito con cessione del quinto di stipendio, dovrà rivolgersi ad un mediatore creditizio iscritta all’apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia.
Compito del mediatore creditizio sarà quello di fare da interfaccia tra il cliente e le banche o le società di intermediazione finanziaria di cui sopra. Il compenso del mediatore creditizio viene pagato da queste ultime. È fatto espresso divieto al mediatore creditizio di chiedere compensi in denaro al cedente.
Altra figura è l’agente in attività finanziaria che ha un’area di manovra maggiore del mediatore creditizio con compiti più vasti anche questa figura è inserita nell’albo della Banca D’Italia “Agenti in attività finanziaria”.

Per entrambe le figure si necessita anche dell’iscrizione all’albo ISVAP alla sezione E, dato che una componente fondamentale nei contratti di cessione del quinto sono le polizze assicurative. Nulla vieta di rivolgersi per la richiesta del finanziamento anche direttamente all’intermediario finanziario.

La particolarità di questa soluzione di finanziamento è che il rimborso avviene con trattenuta della rata direttamente in busta paga.
Tale peculiarità fa sì che il rischio di insolvenza volontaria del debitore venga abbattuto fortemente, visto che, una volta dato il proprio consenso alla trattenuta in busta paga, il cedente non può più revocare il pagamento. Da ciò deriva anche che, in virtù della forma tecnica del prodotto, è previsto il coinvolgimento del datore di lavoro nell’estinzione del finanziamento quale condizione fondamentale per l’erogazione del prestito.
In buona sostanza sarà il datore di lavoro a pagare la rata alla Banca trattenendo contestualmente l’importo dalla busta paga del proprio dipendente.

Il datore di lavoro è obbligato ad accettare una richiesta di cessione del quinto da parte di un dipendente.

La sottoscrizione del contratto lo vincola a due precisi obblighi:

a trattenere la rata indicata nel contratto dalla busta paga del dipendente e a versarla alla Banca erogante il prestito. Questo obbligo persiste per tutta la durata del piano di ammortamento ma solo se c’è una busta paga su cui addebitare la rata. In caso di cessazione o sospensione della busta paga per qualsivoglia motivo (dimissioni, licenziamento, aspettativa ecc.) il datore di lavoro è legittimato a interrompere il pagamento della rata. Il datore di lavoro non è mai responsabile del corretto pagamento del prestito ma viene semplicemente incaricato del pagamento della rata;
in caso di dimissioni o licenziamento dovrà trattenere ogni somma maturata dal dipendente presso l’azienda e versare tale somma alla banca erogante. Questa la utilizzerà per estinguere totalmente o parzialmente il debito residuo. È il caso, principalmente, della liquidazione maturata, ma anche di ogni altra somma maturata al momento della comunicazione delle dimissioni/licenziamento: ultimo stipendio, tredicesima, ferie non godute ecc.
Nessun altro obbligo è previsto per il datore di lavoro.

Come qualsiasi prodotto finanziario estinguibile secondo la formula della rateizzazione, elementi finanziari principali di tale operazione sono:

la rata la cui entità viene determinata entro una soglia massima pari al quinto dello stipendio percepito dal debitore. Tale importo, una volta determinato contrattualmente, resta fisso durante l’intero piano di ammortamento, non essendo prevista dal legislatore la possibilità di variarla durante l’estinzione del prestito, a meno che non si tratti di rinnovo ante termine (per il quale, in ogni caso, debbono comunque essere trascorsi almeno i 2/5 del periodo di ammortamento, ossia il 40%);
si precisa che il rinnovo ante termine è possibile anche prima dei 2/5 se rinegoziamo il finanziamento di cessione passando da una durata di 60 mesi ad una a 120 mesi per una sola volta.
periodicità delle rate di rimborso, previste dal legislatore con cadenza mensile;
la durata del finanziamento, stabilita entro un massimo di dieci anni (120 mensilità), compatibilmente con la data di pensionamento anche se dipendenti ministeriali hanno la facoltà di trasferire il finanziamento sulla pensione e talvolta anche alcuni pubblici.
il tasso d’interesse (tasso annuo nominale o TAN), previsto fisso dal legislatore per tutta la durata del finanziamento, e la struttura dei costi dell’operazione, sintetizzati dal Tasso annuo effettivo globale (TAEG) che comprende tutti i costi anche i premi assicurativi.

Il D.P.R. 180/1950, che disciplina l’erogazione dei prestiti contro cessione del quinto dello stipendio, prevede l’obbligatorietà della copertura assicurativa a tutela dell’intermediario finanziario che eroga il finanziamento nei casi di morte e di perdita del lavoro.

Proprio perché la legge prevede l’obbligatorietà della copertura assicurativa, nella cessione del quinto sono le assicurazioni che in definitiva stabiliscono i criteri per assumere il rischio o meno delle pratiche per tipologia di cliente. I dipendenti statali hanno più facilità nell’accedere a questo tipo di finanziamento in quanto meno “rischiosi” per le assicurazioni e istituti di credito.

Naturalmente per i pensionati c’è solo la copertura rischio vita, in Caso di Morte del cliente l’assicurazione estingue il debito residuo.

Un nostro consiglio è,comunque,di fare sempre molta attenzione ai tassi proposti,di informarsi bene sulle agevolazioni e sul piano di ammortamento,nonche sul contratto di finanziamento che andrete a stipulare.
Per non rischiare di cadere nell’ usura più nera, e ritrovarvi con interessi di mora che vi possano strangolare.

CESSIONE 6

(lo staff)

USURA BANCARIA:NOZIONI

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Non ci stancheremo mai di parlare di usura bancaria e di come tutelarci.Ma soprattutto di spiegare ai nostri lettori che cosa è esattamente.

L’usura bancaria è una fattispecie normativa introdotta dall’art 644 del codice penale italiano ed è stata riformulata dalla legge n.108 del 7 marzo 1996,che ha apportato profonde innovazioni e modifiche in materia di usura nell’ordinamento giuridico dell’Italia.

La norma ha ridefinito il quadro complessivo descritto dalla fattispecie incriminatrice affiancando ai parametri puramente soggettivi,previsti dalla vecchia formulazione,nuovi parametri cosiddetti oggettivi.
L’intervento del legislatore,ha contribuito ad ampliare,in maniera notevole,l’ambito di applicazione del reato di usura,e conseguentemente l’area di tutela offerta dalla norma,che non è più relegata ad operare esclusivamente nei casi in cui sussista lo stato di bisogno del quale taluno abbia approfittato conseguendo vantaggi per se o per altri,ma opera anche ogni qual volta il limite posto dall’art 2 della stessa l. 108/96 venga superato.

Pertanto,quella che era una norma destinata ad offrire tutela in casi estremi,nell’ambito dei quali l’usura costituiva,nella pratica,l’anello di una catena di fattispecie delittuose spesse complesse e in più gravi,grazie all’intervento legislativo del 1996,ha acquisito una diversa rilevanza.
Il legislatore,ha infatti,inteso delineare un importante ed oggettivo discrimine tra lecito e illecito nel settore dell’erogazione del credito.

Prima dell’introduzione della nuova norma,modalità e termini relativi all’erogazione del credito ed il costo del denaro erano rimessi alla volontà delle parti:ovviamente la parte contrattualmente più forte era nella situazione di poter dettare termini e condizioni in maniera arbitraria,stante l’assenza di regole,sanzioni e conseguenti responsabilità.
Con tale libertà di mercato,in assenza di regole,era frequente,possibile e legale,che l’erogatore del credito addebitasse costi elevati al cliente e pertanto la L. 108/96 ha colmato una lacuna normativa.

La norma è volta a sanzionare la condotta di chi,a fronte di operazioni di erogazione del credito,applichi “commissioni,remunerazioni a qualsiasi titolo e spese,escluse quelle per le imposte e tasse,collegate all’erogazione del credito” superiori al limite determinato dall’art 2 della L. 108/96,il principale ambito di operatività della disciplina è costituito dai conti correnti,dai mutui e da altre operazioni di finanziamento e credito.

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L’usura in conto corrente è determinata dai costi addebitati al correntista,connessi alle operazioni di erogazione del credito,ai sensi dell’art 1,comma 3,L 108/96

Per la determinazione del tasso d’interesse usurario si tiene conto,delle commissioni,remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese,escluse quelle per imposte e tasse,collegate all’erogazione del credito.

Il costo del denaro deve,dunque,essere contenuto entro il limite del Tasso soglia d’usura,determinato dal Legislatore.con il Teg rilevato trimestralmente dalla Banca D’italia,e pubblicato trimestralmente sulla Gazzetta Ufficiale,aumentato del 50%
Per la determinazione sono necessari,oltre al tasso d’interesse effettivamente applicato,dati tra i quali alcune informazioni inerenti a costi immediatamente rilevabili,ma deducibili tramite calcoli matematici come gli interessi generati dall’applicazione della valuta,gli interessi generati dall’anatocismo,gli interessi generati dall’addebito della Commissione di Massimo scoperto ed anche le spese.

In seguito alla riforma operata dalla L. 108/96,ed all’abbattimento dei tassi di interesse negli anni successivi,si creava una situazione per cui i mutui contratti prima del 1996 sarebbero diventati usurari.Inoltre,i tassi di interesse in essi previsti,in seguito alla riforma avrebbero superato il tasso soglia usura,e conseguentemente l’usurarietà del mutuo avrebbe consentito al mutuatario di invocare l’applicazione dell’art 1815,comma 2 C.C:
Se sono convenuti interessi usurari,la clausola è nulla e non sono dovuti interessi

Inoltre,tale circostanza avrebbe consentito al mutuatario di chiedere ed ottenere la restituzione di quanto versato in eccedenza.

Per evitare gravi ripercussioni nel sistema bancario e creditizio italiano,si ritenne opportuno varare il D.L. n.394/2000,successivamente convertito nella legge n. 24/2001,noto,ai più, come Decreto Salva Banche.
Tale norma è intervenuta ad arginare la situazione che si sarebbe potuta creare a seguito dell’applicazione della L. 108/96,mediante la previsione dell’art 1,comma 1 L. 24/2001,il quale dispone che:

Ai fini dell’applicazione dell’art 644 c.p. e dell’art 1815,secondo comma c.c. si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti,a qualunque titolo,indipendentemente dal loro pagamento.

Tuttavia,al fine di non pregiudicare i diritti dell’utenza creditizia mediante tale disposizione proprio in considerazione dell’inaspettata caduta dei tassi di interesse verificatesi in Europa e in Italia,il legislatore stabili un Tasso di sostituzione,fissato per l’8% per i mutui sulla prima casa fino a 150 milioni di lire,a favore di tutti coloro i quali avevano stipulato un mutuo a tasso fisso prima dell’aprile 1997.

Nel 2011 è stato emanato un Decreto attuativo detto Decreto Sviluppo:è stato constatato che finora le banche erano soggette ad un limite sui tassi di interesse che potevano applicare al mutuo;il cliente poteva,nel caso avesse riscontrato un possibile tasso d’usura,rescindere il contratto,anche se da tempo,gli istituti di credito non accettavano molto volentieri questo vincolo ritenendolo leonino.
Ora per effetto del decreto sviluppo questo limite è stato innalzato.In sintesi cambia il metodo per il calcolo del tasso di usura,prevedendo che la soglia venga definita del 25% il tasso medio rilevato con l’aggiunta di un ulteriore 4%,Inoltre,la norma fissa un differenziale massimo tra tasso soglia e tasso medio pari all’8%.

USURA BANCARIA

(lo staff)

IL TEOREMA SULL’USURA BANCARIA

banca

Le banche hanno applicato interessi usurari a tutti i clienti in rosso attraverso il sofisticato meccanismo della maliziosa interpretazione di una circolare della Banca d’Italia la quale,unico caso al mondo,è completamente privata,di proprietà delle stesse banche che dovrebbe controllare.
Dapprima applicando la Commissione di massimo scoperto non soltanto sulla parte immobilizzata del fido concesso,ma anche sulla parte effettivamente utilizzata dal cliente,determinando cosi per la banca una duplice remunerazione ed il superamento del tasso soglia.
Un malloppo,calcolando solo gli ultimi 10 anni,da 400 miliardi di euro,pari ad 800 mila miliardi di vecchie lire.

La Commissione di massimo scoperto,va calcolata o sull’intera somma messa a disposizione dalla banca,ovvero sulla somma rimasta disponibile in quel dato momento e non utilizzata dal cliente.
La banca,infatti,nel momento in cui assume l’obbligo di tenere a disposizione del cliente una determinata somma di denaro,ad esempio cinquata mila euro,per un tempo determinato,destina quella determinata somma a quell’utente per la durata dell’affidamento,a prescindere della sa effettiva utilizzazione,poichè deve tenerla a disposizione di quel cliente.
La natura della csm,come storicamente ed originariamente disegnata,impone quindi che la banca percepisca una commissione sull’intera somma affidata,anche nel caso che il cliente non utilizzi alcuna delle somme messe a sua disposizione dall’istituto di credito.Questo è ciò che ribadisce anche la Banca d Italia nelle proprie circolari.
Nell’ipotesi che il cliente,invece,utilizzi solo in parte la somma affidata,la banca dovrebbe percepire un interesse corrispettivo per la somma utilizzata una commissione di massimo scoperto per la residua somma chiaramente fatto proprio dalla S.C. di Cassazione Civ.,n 870/06 la quale definisce la csm come”la remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma”.
Le banche però,contrariamente alla sua natura ed alla definizione che ne fa la Suprema Corte,hanno dapprima calcolato le csm sull’intera somma utilizzata nel periodo,poi l’hanno esclusa dalle spese collegate alla effettiva erogazione del credito.

ECCO COME HANNO FATTO E COME SI DIFENDONO

La ratio della normativa sull’usura,anche a seguito delle modifiche apportate all’art.644 c.p. dalla L. 108/96,è stata quella di impedire che surrettiziamente si possa realizzare una “usura lecita” attraverso una maliziosa disciplina contrattuale.
Per tale motivo è stata sancito che TEG vadano ricompensi tutti i costi e le spese,ad eccezione delle sole imposte e tasse.
Le banche però,hanno assunto come parametro per la determinazione del costo del denaro le Istruzioni della Banca d’Italia emesse per la rivelazione del TAEG che contrastano solo apparentemente con la lettera dell’art 644 comma 4 c.p. e con l’art 2 comma della legge 108/96.Queste istruzioni escludono dalla determinazione del tasso di interesse numerosi costi. Tra questi vi sono oltre alle imposte e tasse:le spese legali e assimilate,gli interessi di mora e oneri assimilabili,gli addebiti per tenuta conto e per il servizio incassi e per i servizi accessori,le spese per assicurazioni,la commissioni di massimo scoperto.
Dette istruzioni della Banca D’Italia,in effetti,sono dettate esclusivamente da evidente esigenze statistiche di rivelazioni di dati scaturenti dall’obbligato esame di classi e categorie non omogenee di costo,non essendo possibile,in quanto assolutamente soggettivo,il rilievo di alcune voci di costo che,appunto,Bankitalia ha provveduto a ricomprendere nell’aumento del 50% del TEG.

Ora,è evidente che bella determinazione del tasso effettivo globale delle banche,non possono applicarsi gli stessi criteri di calcolo dettati dalla Banca d’Italia nelle sue istruzioni alle banche,poichè detti criteri trovano giustificazioni,come detto,unicamente nelle esigenze statistiche di rivelazione omogenea,che non possono tenere conto anche di dati ed elementi di costo estremamente soggettivi e di non facile rivelazione.
Nella determinazione del tasso soglia applicato dalla banche si dovrà,dunque,tenere conto di tutte le commissioni,nessuna esclusa,remunerazioni a qualsiasi titolo e spese,nessuna esclusa.

Ma esaminiamo in dettaglio il ruolo istituzionale della Banca d’Italia e del Ministero del Tesoro,nella rivelazione del TAEG e del taso soglia.
La circolare della banca d’italia emanata come “istruzione per la rivelazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura”,consta di due sezioni;la sezione prima reca “istruzioni pere la segnalazione”;la sezione seconda “le modalità tecnico-operative per l’inoltro dell’informazione”
La Banca d’italia non è intervenuta per dettare sue norma riguardo alla metodologia di calcolo del TEG da parte delle singole banche.

Il dettato dell’art 2 della legge 108/96 prevede : “1.il Ministero del Tesoro,sentiti la banca d italia e l’ufficio italiano del cambi,rivela trimestralmente il tasso effettivo globale medio comprensivo di commissioni,di remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese,escluse quelle per imposte e tasse,riferito ad anno,degli interessi praticati dalle banche e dagli imprenditori finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio Italiano del Cambi e della Banca d’Italia.”
La Banca d’Italia,come detto,a tal punto,emana le sue istruzioni sulla rivelazione dei tassi praticati.E’ indiscutibile che il dettaglio legislativo appena riportato non sia stata pienamente rispettato,ed è altrettanto indiscutibile che la media cosi rivelata viene aumentata della metà,diventando cosi il limite previsto dal 3 comma dell’art 644 del c.p. oltre il quale gli interessi sono sempre usurari.
In altri termini la banca d’italia ha scelto,per ragioni evidentemente pratiche,di sintesi e statistiche,un metodo di raccolta dei dati ed in tal modo ha ritenuto di adempiere al disposto dell’art 2 della legge 108/96.

Tale operazione però,sebbene condotta in maniera discutibilissima,non può mutare i termini per la determinazione del TEG stabiliti dell’art 1 della 108/96.
Invece le banche,interpretando a loro favore detta circolare,si difendono davanti alle Procure italiane affermando che la Banca d’italia ha emesso proprie istruzioni indicando le spese non collegate al costo del denaro,che non vengono quindi calcolate agli effetti dell’usura.

cassazione

E’ pacifico che l art 644 c.p. detta delle perentorie indicazioni sul calcolo del tasso soglia che devono essere rispettate:pena,l’evidente e indiscutibile violazione della legge.
Le banche,non non contemplando nel calcolo del TEG tutte le spese collegate all’erogazione del credito,commettono un reato penale.
La Banca d’Italia infatti non ha la veste ne la funzione di interferire in tale ambito e difatti l’art.2 della citata legge non gliela conferisce.

Non vi è alcuna norma che attribuisca alla banca d ‘italia poteri di intervento ne sulle metodologie di calcolo ne sulla discriminazione degli elementi da includere o escludere nella determinazione del Teg delle banche previsto dall’art 644 del c.p..
La funzione della Banca d Italia,in questo ambito,è quella di rilevare i tassi medi;il dovere degli istituti erogatori di credito è quella di modulare le proprie richieste alla clientela entro i limiti previsti dalla legge 108/96 riferiti alla media dei tassi pubblicati,pena il reato di usura.
In definitiva la banca,nelle sue istruzioni,ha riportata l’art 644 c.p per il calcolo del tasso,che deve tenere conto delle commissioni,remunerazioni a qualsiasi titolo,e delle spese,escluse quelle imposte e tasse,e collegate all’erogazione del credito. Successivamente in apparente contraddizione con quanto sopra indicato dichiara di non tener conto della cms e delle altre spese,ma solo per la rivelazione ex art 2,perchè non omogenee e pertanto vengono ricomprese nell’aumento del 50% del teg.

Solo una intenzionale distorta interpretazione di tale circolare può portare a non tener conto di varie spese e della csm nella determinazione del tasso applicato dalla banche,integrando cosi una palese violazione del c.p. in materia di usura.
E’ difatti impensabile che la Banca d ‘italia possa avere emanato una circolare in diretto contrasto con una norma del codice penale. Tale violazione può essere riconducibile solo al comportamento doloso degli istituti di credito.Essi difatti hanno posto in essere reati di usura snaturando a proprio beneficio la sopra citata circolare.
Che la csm sia parte integrante del costo del denaro è ormai giurisprudenza consolidata. L azione dolosa delle banche emerge senza ombra di dubbio nel fatto che detta maliziosa interpretazione non si riduce ad un fatto isolato,ne può parlarsi di errore,in quanto appare un comportamento diffuso su tutto il territorio,posto in essere dalle banche in maniera costante,almeno dal 1997 ad oggi.

Tutto ciò è ancora più vero se si considera che la csm,dal 1997 al 2004 era obbligatoria,mentre tutti gli altri tassi di interesse diminuivano in maniera vertiginosa. Nei vari procedimenti penali aperti per usura bancaria,i diversi rappresentati delle banche hanno adottato la tattica di addebitarsi reciprocamente le responsabilità,facendo rimbalzare da soggetti gerarchicamente differenti: il presidente ha addebitato responsabilità al dg;quest ultimi ai responsabili area marketing,poi ai direttori di filiale. Facendo da ultimo credere che il vero responsabile dell’applicazione dei tassi sia stato il computer.

Nei giorni scorsi il GUP di Ascoli Piceno ha disposto un approfondimento per rintracciare quale fosse l’entità dei poteri decisori in materia di tassi e condizioni alla clientela in capo ai Presidenti delle banche.
In questo modo,si spera,sarà cosi possibile accertare chi effettivamente ha dato l’ordine di impostare il programma dei computer.

Affinche non si ripeta ciò che è accaduto nei mesi scorsi a Palmi,dove il Tribunale ha assolto gli indagati dal reato nei confronti dell’imprenditore per non aver commesso il fatto.
La formula usata nella sentenza di proscioglimento getta comunque gli istituti bancari coinvolti nel fango,il Tribunale ha infatti confermato che l’usura c è stata,ma le indagine svolte dalla Procura non state in grado di individuare i colpevoli,logica vuole,comunque,che ci sia stato qualcuno che ha dato l’ordine di impostare il pc in violazione dell ‘art 644.

Infine sul punto si noti che la csm essendo applicata ogni trimestre,produce un rialzo dal 2 al 4% su tasso annuo applicato e fa incassare alle banche qualcosa come 43 miliardi di euro l’anno. Solo calcolando gli ultimi 10 anni le banche hanno sottratto agli italiani in rosso,di sole commissioni massimo scoperto,oltre 400 miliardi di euro.
Che la problematica esista è reso evidente anche dal fatto che nelle scorse settimane il Governo ha approvato un disegno di legge per eliminare tout court la Commissione di Massimo Scoperto.

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(lo staff)